La ditta, il palazzo e l’uomo nero

Caro Bersani,

finalmente. Al di là delle metafore, poche righe ben più comprensibili che interrogano e rispondono di politica. Scritte oggi sulla sua pagina Facebook, all’indomani della elezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

Il voto americano parla anche di noi. Nel mondo ripiega la globalizzazione. Si affacciano protezionismi e pensieri aggressivi verso le persone e le merci di fuori. Gli establishment interpretano la fase precedente, in via di superamento. Ovunque, anche in Europa, c’è una nuova destra in formazione. Non è una destra liberista, è una destra della protezione. Se vogliamo impedire che vinca ovunque dobbiamo attrezzare una sinistra larga che abbandoni le retoriche blairiane delle opportunità, delle flessibilità, delle eccellenze e scelga la strada della protezione sulla base dei propri valori di uguaglianza. Mettendo tutti e due i piedi fuori dagli establishment e dentro le periferie sociali, rilanciando i diritti del lavoro e le battaglie di uguaglianza, difendendo i principi di base del welfare universalistico secondo i quali davanti a bisogni fondamentali non ci può essere né povero né ricco. Non c’è da perdere tempo. Per dirla in bersanese: la mucca nel corridoio sta bussando alla porta.

La sua è un’opzione politica, tutta politica. Che però sembra intendere: basta la terza via. Torniamo all’opposizione. Ora, le chiedo:

  1. possibile che non sia possibile fare entrambe? Servire le opportunità e nello stesso istante rimettere entrambi i piedi dentro le periferie sociali? Rilanciare i diritti del lavoro e coltivare le eccellenze? Permettere la flessibilità nel pieno diritto dell’uguaglianza? Perché vedere le cose in contrapposizione?
  2. E infine, ammesso che lo siano, fare quello che lei dice dove starebbe in contraddizione con la riforma elettorale e l’Italicum? Perché apre le porte all’uomo nero?

Io, ho come l’impressione che lei stia dicendo: ragazzi, lasciamo tutto com’è, e prepariamoci all’ondata di merda che sta arrivando. E’ così? Non è un po’ tardivo come allarme? Lei, l’uomo delle liberalizzazioni, ora, ci viene a dire che Trump, Farage, Grillo, Le Pen sono brutti sporchi e cattivi e che bisogna trattare l’architettura istituzionale in modo tale da impedire loro di arrivare al potere. La lezione di Hillary Clinton non è bastata?

Saluti
Luca

Dopo il 4 dicembre, il diluvio

Gent.mo professor Zagrebelsky,

ho finito ieri il suo libro “Loro diranno, noi diciamo” per cui la ringrazio. Fa chiarezza, ripercorre, ricostruisce e spiega le ragioni del no in modo chiarissimo.

Loro diranno, noi diciamo di Gustavo ZagrebelskyMi corregga se sbaglio, ma ho come l’impressione che, al di là dei punti critici, non chiari e potenzialmente distorsivi di questa riforma, ci sia un punto centrale che lei critica e che non smette di sottolineare lungo tutto il libro. Per semplicità dirò così: tutto l’iter, dai suoi albori fino ad oggi, è una sequela di forzature al limite se non in alcuni casi ben oltre il lecito.

Lei omette, ovviamente di approfondire i perché di tali forzature, e non per scorrettezza intellettuale, ma perché quello che la preoccupa principalmente è come sia stata scritta, proposta, discussa e votata questa riforma, più che il contenuto della stessa. Nel merito – come si suol dire di questi tempi – lei ci entra eccome, e puntualmente analizza e smonta. Non mancano, come ovvio che sia da parte di un costituzionalista, le critiche nel contenuto. A me pare, tuttavia, che se anche la riforma fosse ben scritta, ben calibrata, insomma, condivisibile, rimarrebbe il problema: questa riforma è stata promossa da un governo (orrore), e non da un’assemblea costituente; da un governo, espressione di un parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale (orrore, orrore); votata a botte di tagliole, canguri, sostituzioni in commissione, fughe in avanti, il tutto con presidenti delle Camere e della Repubblica consenzienti (orrore, orrore, orrore), e quindi senza un vero e proprio dibattito parlamentare (orrore, orrore, orrore e ancora orrore).

Giustamente lei ricorda più volte al lettore come si dovrebbe promuovere, discutere e votare una riforma costituzionale; su chi sarebbe meglio la promuovesse e spiega come da una genesi così maldestra e sbagliata non possa nascere qualcosa di buono.

Tutto vero e mi creda se le dico che i sostenitori del sì dovrebbero leggerlo il suo libro e dovrebbero farlo, urgentemente, prima del 4 dicembre.

Quello che mi chiedo, però, e che a questo punto le chiedo è: perché nessun gruppo parlamentare (penso soprattutto a chi ha fatto parte del fronte del no sin dal principio) non si è messo di traverso in modo netto e radicale? Se la genesi di questa riforma è così malsana e preoccupante perché non scendere in piazza? Insomma, parliamo della Costituzione! E invece tutti o quasi hanno collaborato o tentato di collaborare per portarla in porto. Persino i Cinquestelle (non tanto sulla riforma su cui avrebbero dovuto fare molto di più e di diverso stante le cose) si sono seduti intorno a un tavolo col governo per  discutere del sistema elettorale Italicum.

Professor Zagrebelsky, quello che lei descrive e spiega nel suo libro è al limite del golpe, del colpo di stato giuridico, se non proprio una violazione costituzionale. Possibile che nessuna opposizione si sia svegliata a tal punto da dire no e sin dall’inizio abbia detto così non si può fare, perchè comunque vada sarebbe un disastro? E nel caso vincesse il sì dobbiamo attenderci il diluvio? Infine perché, secondo lei, le forzature impresse dal governo sull’iter costituzionale, non hanno trovato quella resistenza che un golpe meriterebbe (oltre alla favola dei mille, diecimila, 82milion di emendamenti a quasi ogni passaggio in commissione o in aula)?

Una certa idea, professore, io me la sono fatta. Penso che lei descriva nel suo libro – e non può fare altrimenti – il mondo dei sogni, quello che succede nei libri, come in sostanza sarebbe dovuta andare. Ma che in Italia, come altrove, non sia possibile fare altrimenti se non forzando la mano. Che questa sia la cifra del nostro presente, soprattutto, incampace di rinnovarsi seguendo pedissequamente le regole a disposizione. Che il cambiamento in ambito politico, tanto diffuso quanto lo capisco pericoloso, che sta trasformando l’arte pubblica negli ultimi 20 anni sta proprio qui: un normale, legittimo, corretto processo riformatore non è possibile, vuoi per la velocità verso cui le nostre società sono spinte o vuoi per la qualità delle classi dirigenti come lei sostiene quando accusa la politica di mancanza di capacità e volontà. E’ una conclusione amara, la mia, può ben immaginarlo. Un autocritica allo stato di diritto, ma sopratutto alla sua classe dirigente che anche fra i suoi più alti e anziani rappresentanti (veda Bersani, D’Alema, Napolitano ecc..) balbetta sì, poi ni, poi no. Non sono certo entusiasta di questa riflessione, anzi, mi preoccupa enormemente, ma ho la strana sensazione che sia vera. E come tale, con questa verità bisogna fare i conti. Anche lei, in fondo, gentilissimo professore.

Cordiali saluti
Luca

Ecco a chi lasceremo l’Italia

Gent.mo Berti,

a lei e al M5S toccherà dunque occuparsi dell’Italia e degli italiani dal 5 dicembre prossimo nel caso in cui vincesse il no al referendum costituzionale.

La cosa non mi rassicura, ma di questo sono certo se ne farà una ragione. Il mio giudizio non conta per lei, immagino.

La cosa, però, evidentemente non preoccupa neppure Bersani, D’Alema, De Mita, Brunetta, Berlusconi o Salvini che sperano così di potersi guadagnare un raggio di sole dopo mesi forse anni di ombra.

E mi spiace constatare come non dispiaccia neppure a parte degli elettori di sinistra che voteranno no a un riforma promossa dal principale partito di sinistra. Ma tant’é.

schermata-2016-11-01-alle-22-09-10A lei, giovane imprenditore di una start-up, candidato governatore del Movimento 5 Stelle nel 2014 per il Veneto, e oggi consigliere regionale veneto, a lei mi piacerebbe chiedere in che cosa il programma della P2 assomiglia alla riforma Renzi-Boschi come lei stesso ha sentito l’urgenza di far sapere a mezzo mondo. Ma temo che la risposta non possa che rafforzare il timore e l’inquietudine che provo nel pensare il Movimento Cinque Stelle (partito che reputo sostanzialmente di destra) alle prese con il governo del paese. Le risparmio dunque qualsiasi spiegazione semmai le venisse voglia di darla. Il suo post sulla morte di Tina Anselmi esaudisce ogni mia più recondita curiosità al proposito. Come lei non sarà certamente interessato alla mia opinione di cittadino, da questo momento, nemmeno io sono più interessato alla sua.

Cordiali saluti
Luca

 

Caro Renzi, ecco come vincere

Caro presidente del Consiglio,

lei ha un bel da dire che il sì è per il futuro, il no guarda al passato, che il sì è per la speranza e il no è il frutto della paura. Slogan con un certo effetto, ma privi di sostanza immediata. Allora mi permetto: vada dritto al punto e  risponda a qualche domanda secca, con precisione, senza girarci intorno. Solo così, penso, scioglierà i dubbi di molti indecisi.

  1. Molti dicono che la riforma, insieme alla legge elettorale, darebbe un potere eccessivo a un solo partito e al suo candidato alla presidenza del consiglio? E’ vero?
  2. Come funziona esattamente il nuovo Senato? E’ vero che anche con la riforma il ping pong fra le due camere non sarebbe comunque evitato? E perché i rappresentanti locali dovrebbero (e in che misura potrebbero) usufruire dell’immunità parlamentare?
  3. Qualcuno sostiene inoltre che il Senato così come ideato privi i cittadini di un voto e quindi riduca il livello di democrazia. Cosa ne dice?
  4. Quale maggioranza ha sostenuto la riforma in Parlamento?
  5. Diversi costituzionalisti, emeriti e non, come Annibale Marini o Gustavo Zagrebelsky, pongono anzitutto un problema di metodo, un peccato all’origine. La Corte Costituzionale ha ritenuto anticostituzionale il sistema elettorale (il cosiddetto “Porcellum”) con cui è stato eletto il presente Parlamento. Quest’ultimo si sarebbe dovuto quindi dimettere. E invece si è addirittura arrogato il diritto di promuovere una riforma costituzionale. Come stanno le cose?

Eviti poi di sottolineare le contraddizioni del fronte del no. Ci sono e sono parecchie, ma facendolo dà spazio a tesi che lei non condivide. Le sfrutti semmai per chiarire puntualmente come la riforma può risolvere i problemi.

Infine, perché no, la inviterei una volta per tutte a descrivere concretamente i due scenari possibili che secondo lei potrebbero prendere corpo all’indomani del voto.

Se vincesse il sì:

  1. procederà a un’epurazione all’interno del partito?
  2. Che tempi si da’ per la verifica ed eventuale approvazione di una nuova legge elettorale?
  3. Quali priorità nazionali e internazionali affronterà nei successivi sei mesi?

E nel caso del no:

  1. si dimetterà? E con lei il gruppo dirigente del PD?
  2. Accetterà invece un Renzi II con l’appoggio di altri partiti ora fuori della maggioranza?
  3. Come cambierà il rapporto con la minoranza dem che almeno per il momento appare schierata sul no?

Cordiali saluti
Luca

 

Gentilissimo Andrea

Diciamolo subito. Può capitare, una caduta di stile, una pisciata fuori del vaso, poi è bene scusarsi come ha fatto lei e tutto fila via.

Il suo tweet andrebbe però studiato, come scheggia rilevatrice di una sorta di psicopatologia del M5S. E’ il sintomo di un’ossessione che non è più passione, ma appunto cecità. Un tempo si chiamava “ideologia” nel senso più trito del termine: la vittoria valeva qualsiasi sacrificio anche quello di negare il buon senso, l’umano, e non poche volte l’evidenza.

Non si può avercela con lei. Lei si è scusato. Succede. Ma il segnale rimane. Ed è veritiero. E questo inquieta. Perché se tutto deve per forza passare da lì, lì dove la sua ossessione (Renzi) e l’ennesima competizione politica duellano per un applauso o un voto, mi creda non c’è Costituzione che tenga.

Il post pubblicato su Facebook dalla senatrice M5s Enza Blundo dopo la scossa di terremoto in centro Italia, 30 ottobre 2016. PROFILO FACEBOOK DI ENZA BLUNDO +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++
Il post pubblicato su Facebook dalla senatrice M5s Enza Blundo dopo la scossa di terremoto in centro Italia, 30 ottobre 2016. PROFILO FACEBOOK DI ENZA BLUNDO +++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO? ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L?AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++

PS: evidentemente c’è qualcosa che non va dentro al M5S. La chiami “ossessione”, “ideologia” o altro a suo piacimento ma quanto ha scritto la senatrice Enza Blundo qualche giorno dopo in occasione del terremoto nelle Marche e in Umbria è inquietante. Le ricordo che uno è un’eccezione, due fanno un indizio, tre la conferma.