ci risiamo, ancora un referendum costituzionale. Ma questa volta cincischi, dici che non ti convince del tutto, gnicchi. E ti posso capire: dare ragione a Giggino non dev’essere facile per te. Sembra che lui ce la stia facendo a portare a casa una riforma costituzionale – per quanto in formato bonsai – e tu invece sei ancora fermo a quel 4 dicembre. Beh, ti capisco. Rode.
Ma alla fine penso come quelli lì dalle mie parti che dicono: “da qualche parte bisognerà pure cominciare”. Penso che questa riduzione metterà al riparo per qualche settimana il governo da ulteriori fibrillazioni, anche se – lo so – mica è finita, ce ne saranno comunque altre, di fibrillazioni. Penso che 600 parlamentari siano in linea con quanto fanno altri paesi di pari dimensioni e che hanno un simile assetto istituzionale. Penso che molte osservazioni di illustri osservatori siano superabili. Penso che l’anti-politica si cibi di tatticismi e personalismi non di numeri. Penso poi che il giorno dopo, come sarebbe stato il 5 dicembre di qualche anno fa, sorgerà comunque il sole e non ci saranno catastrofi democratiche da affrontare.
E infine, caro Matteo, nulla mi toglie dalla testa che anche tu alla fine voterai sì. Ma che fatica dirlo, n’est-ce pas? Però ti prego, non dirlo, sai come siamo noi italiani, votiamo per simpatia e antipatia, siamo scaramantici, e lasciatelo dire: se lo dicessi non è aiuterebbe, anzi.
Sinceramente
Luca