Carissimi giornalisti televisivi (e non)

Ho un’idea. Già, un’idea, un concetto, un’idea – diceva lui. E per dirla tutta si tratta di un format televisivo. Nome in codice: “Punto comune”.

Dunque. Ogni giorno i politici (e non solo) giocano in tv (e non solo) un gioco che potremmo chiamare “trova le differenze”. Della serie: “adesso vi dico che sono diverso da tutti gli altri”, dicendo finché hanno fiato, fino al parossismo, “che io so io e gli altri nun contano un…” vabbé, ci siamo capiti. L’importante insomma è non sembrare come gli altri, pensarla come gli altri, dire quello che dicono gli altri. Strutturalmente incapaci di trovare un punto comune quasi che sia disdicevole. E infatti, secondo le regole di marketing, è disdicevole. Se un prodotto è uguale a un altro, perché comprarlo al posto dell’altro?

Allora vi propongo un format che è anche un metodo. Si chiama “trova i punti in comune”. Qui non ci interessano le differenze, sappiamo che ci sono, tanto che non perdete tempo, trasmissione, facebook, twitter o qualsiasi altra manifestazione del pensiero per ricordarcelo. Qui ci interessa cosa avete in comune con l’altro come voi. Nulla? Impossibile. Molto? Un po’ generico, non trovi? L’amor patrio? Mah.. la difesa della vita? Sarà…

E qui il lavoro giornalistico diventa non solo importante, ma difficilissimo. Perché bisogna ribaltarlo.

Ah sì… adesso so cosa pensate: bisognerebbe trovare un buonista per condurre questo format… anzi forse “Il buonista” è proprio il titolo di una trasmissione alla Costanzo dei nostri giorni. Io credo invece che sia una pista. E che con il buonismo c’entri pochino. Da lavorarci, certo, da elaborare nei dettagli, nella scenografia, nei testi. Ma insomma è un’idea, un concetto, un’idea. Diceva lui. E se lo diceva lui.

Vostro, Luca