Caro Matteo,

ci risiamo, ancora un referendum costituzionale. Ma questa volta cincischi, dici che non ti convince del tutto, gnicchi. E ti posso capire: dare ragione a Giggino non dev’essere facile per te. Sembra che lui ce la stia facendo a portare a casa una riforma costituzionale – per quanto in formato bonsai – e tu invece sei ancora fermo a quel 4 dicembre. Beh, ti capisco. Rode.

Ma alla fine penso come quelli lì dalle mie parti che dicono: “da qualche parte bisognerà pure cominciare”. Penso che questa riduzione metterà al riparo per qualche settimana il governo da ulteriori fibrillazioni, anche se – lo so – mica è finita, ce ne saranno comunque altre, di fibrillazioni. Penso che 600 parlamentari siano in linea con quanto fanno altri paesi di pari dimensioni e che hanno un simile assetto istituzionale. Penso che molte osservazioni di illustri osservatori siano superabili. Penso che l’anti-politica si cibi di tatticismi e personalismi non di numeri. Penso poi che il giorno dopo, come sarebbe stato il 5 dicembre di qualche anno fa, sorgerà comunque il sole e non ci saranno catastrofi democratiche da affrontare.

E infine, caro Matteo, nulla mi toglie dalla testa che anche tu alla fine voterai sì. Ma che fatica dirlo, n’est-ce pas? Però ti prego, non dirlo, sai come siamo noi italiani, votiamo per simpatia e antipatia, siamo scaramantici, e lasciatelo dire: se lo dicessi non è aiuterebbe, anzi.

Sinceramente
Luca

Caro Silvio

Ti scrivo perché non più tardi di qualche giorno fa ho avuto un’epifania. Sta a vedere – mi son detto – che a pochi giorni dal 4 dicembre, Silvio se ne esce fuori con uno dei suoi coup de théâtre e a reti unificate spiazza tutti e dice che voterà sì. Sta a vedere.

Che poi basta dire che sei stato costretto a farlo per impedire ai populisti di rovinare l’Italia. E’ funzionato coi comunisti, ricordi?

Mi son detto, epperò, mica male. Non ci avevo pensato: così Silvio esce fuori dal letargo col botto, azzera ogni pretesa sul centro destra, e smerda i colonnelli in Forza Italia. Se poi gli va bene si prende anche la titolarità della riforma, lui, il quasi cofirmatario del testo che per un Mattarella qualsiasi si è messo nelle mani di Brunetta e non sa come dirgli che basta, si levi dai coglioni.

Pensa un pò. Non male.

E allora mi è presa la sbrusa di scriverti. Nel senso: occhio e fai bene i conti, ma bene, mi raccomando. Quanto puoi spostare nelle tue condizioni: il 5-7%? Stando ai sondaggi (ma tu ne avrai di più precisi) potrebbe bastare? E quanti ne riesci a mobilitare all’ultimo momento? E la tua ennesima discesa in campo farà scappare qualcuno dal sì? Riuscirai a compensare la loro fuga?

Perché poi basta un niente e voilà: ti ritrovi proiettato nell’olimpo dei padri, di coloro che hanno cambiato le cose. Per un po’ farai ombra a Matteo, potrai vedere i tuoi coetanei dall’altra parte della barricata ritirarsi con la coda fra le gambe e la scopa infilata lì. Dopo che per tanti anni ti hanno ostacolato, sbeffeggiato, invidiato e attaccato. Pensaci, Silvio, che tanto nessuno ci crede che voterai no.

E poi tutti giù a dire che la tua è stata una tattica eccezionale, che mica era vero che stavi male, che per mesi hai giocato di sponda dimostrando tutta l’intuizione di un Churchill e la strategia di un Eisenhower. Potrai trattare Matteo come un figlioccio, ripagarlo con la stessa moneta (più interessi) della mancata presidenza della repubblica, mentre la sua parte lo tratterà da doppiogiochista per mesi.

Potresti poi fare la pace con Angelino, ritrovare il tuo amico Marcello Pera e Denis Verdini. Certo, devi tagliare con Matteo, l’altro intendo, Salvini. Ma davvero credi che possa andare lontano quello? Appena lo mettono a governare anche solo il comune di Somma Lombarda, lo sai, sbrocca. E poi cosa pensi? Vuoi rimanere a vedere il tuo partito languire al 12% dietro la Lega, tallonato da Fratelli d’Italia? Vuoi davvero lasciare il ruolo dell’uno contro tutti a Renzi, quello dell’anti5stelle a un boyscout toscano? Sai poi quanti ti dovranno ringraziare pubblicamente in Europa per aver spostato l’asticella anche solo di uno 0,1% verso il sì? Alcuni addirittura diranno pubblicamente “mi ero sbagliato sul conto di Berlusconi”.

Insomma, caro Silvio, non so, ma io ci penserei. Poi vedi tu.

Solo che adesso scusami ma devo andare, mi fa ancora male la testa, e al pronto soccorso l’altro giorno mi hanno detto che ho bisogno di riposo. Senti, un abbraccio, e ci vediamo presto. Il 5 dicembre in Parlamento, al più tardi.

Saluti
Luca

La riforma? Forse anche anche, ma il sistema elettorale mai e poi mai!

Ci sarai incappato anche tu, prima o poi ci si incappa ogni volta che si vuole discutere del referendum costituzionale. Il problema, insomma, sarebbe l’Italicum. Ovvero quel nuovo sistema elettorale votato con la fiducia dal parlamento con cui verrebbero eletti i deputati alla Camera. Il condizionale è d’obbligo. Mancano ancora alcuni dettagli per capire come funzionerà la nuova legge elettorale. Un accordo fra maggioranza e minoranza PD è stato inoltre trovato per modificarlo. La corte costituzionale, poi, si deve ancora pronuciare sulla costituzionalità (dubbia) dell’Italicum. E lo farà dopo il referendum. Quello che però sembra certo è che qualsiasi cosa accada nelle prossime settimane, alle prossime elezioni politiche non si voterà con l’Italicum.

Ma allora?

Aspetta. Partiamo da capo. L’Italicum è stato voluto e sostenuto soprattutto da PD e Forza Italia all’inizio, poi Forza Italia si è sfilata. E’ stato infine votato da PD, NCD, UDC, SC, CD, PSI, MAIE. Ed è attualmente già in vigore. Non voteremo insomma sull’Italicum il 4 dicembre perché è già legge.

Vabbé, e cosa prevede sto benedetto Italicum?

Secondo questo nuovo sistema elettorale il partito che vince le elezioni si porta a casa (o meglio alla Camera) 340 deputati, l’opposizione i restanti 290. E questo in funzione di un premio di maggioranza per chi vince. In parole povere: chi arriva prima viene premiato con 50 seggi in più alla Camera, ovvero col 55% sul totale dei seggi.

Ma poiché il nuovo Senato – passasse la riforma – non viene più eletto direttamente dai cittadini (ma semmai attraverso una loro indicazione al momento delle elezioni comunali e regionali), e visto che i senatori avranno meno poteri, il fatto che una lista o un partito invece ottenga alla Camera una maggioranza di 50 seggi in più rispetto alle opposizioni, spaventa molti. Qualcuno parla addirittura di rischio di deriva autoritaria.

E tu dirai: ma se alla fine non voteremo con l’Italicum come ci hai detto all’inizio che senso ha questa discussione? Beh. Per molti del fronte del no votare “no” significa proprio essere sicuri che di Italicum non se ne parlerà più. Il “no” travolgerebbe l’Italicum una volta per tutte costringendo il parlamento a riformularlo se non addirittura a riscrivere una nuova legge elettorale o ancora ad andare a votare con un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale (così come è successo per il defunto Porcellum, il sistema elettorale che avevamo prima, dichiarato incostituzionale dalla Consulta e dalla Consulta sostituito di fatto con un proporzionale detto Consultellum). Ti chiederai perché?

Perché, in attesa della sentenza della corte costituzionale sull’Italicum, se vincesse il no, il Senato e la Camera rimarrebbero in piedi così come sono. Il Senato verrebbe eletto con il Consultellum (l’Italicum si applica solo alla Camera). E si avrebbero dunque due sistemi diversi per due camere con pari diritti. Una situazione che difficilmente la Consulta approverebbe. Per non parlare del fatto che il principale sostenitore della riforma, il PD, uscirebbe con le ossa rotte all’indomani del 4 dicembre e quindi si troverebbe politicamente costretto a modificare la legge elettorale (cosa che per altro ha già annunciato voler fare con l’accordo con la minoranza dem) o ad andare a elezioni secondo quanto detterà la Consulta.

Se vincesse il sì, invece – sostiene il fronte del no – non si avrebbe la certezza di una modifica radicale dell’Italicum, tuttalpiù una sua revisione, che però andrebbe comunque (ri)negoziata ulteriormente senza più avere tuttavia in mano la carta del referendum costituzionale da giocare. Per il PD di Renzi la strada sarebbe in discesa e la scelta spetterebbe a lui, Consulta permettendo.

Riassumendo: uno dei principali motivi per votare no alla riforma, secondo molti, è quello di uccidere nella culla il nuovo (ma a dire il vero già moribondo) sistema elettorale, detto Italicum. Una legge pensata per garantire la governabilità ma che molti considerano eccessiva soprattutto in considerazione del fatto che il Senato non fungerebbe più da camera di compensazione per le eventuali stronzate che la Camera potrebbe fare, poteva fare o ha fatto nel passato.

Rimane un ultimo dubbio che ti lascio come riflessione

Nel 2008, alle elezioni politiche, Berlusconi vinse con Il Popolo della Libertà ottenendo il 46,31 % dei suffragi. In vigore c’era il Porcellum (quella legge elettorale poi definita incostituzionale dalla Consulta).

Berlusconi si portò alla Camera 344 deputati e 174 senatori al Senato. Quattro deputati in più rispetto a quanto si porterebbe il vincitore con l’Italicum (di seguito le tabelle precise dei voti). Fu dunque l’esistenza di un Senato eletto e paritario a impedire l’eventuale deriva autoritaria? O il fatto che non era un partito ma una coalizione quella che vinse le elezioni? E il fatto che sia un partito, secondo l’Italicum, a vincere, siamo sicuri che al suo interno non ci possano essere divergenze di opinione e di scelte come avvenne nella legislatura vinta da Berlusconi? Lo spauracchio della deriva autoritaria non nasconde forse l’annosa, costante, e anche un po’ pelosa e spasmodita attenzione che i partiti hanno sempre dimostrato nei confronti di ogni sistema elettorale? Ovvero quel sistema che garantisce loro e ai propri parlamentari di essere eletti? In che rapporto dovrebbero stare “governabilità” e “partecipazione” nella composizione delle camere?

Ma soprattutto, se l’Italicum è destinato ad essere modificato se non addirittura sostituito, cosa c’entra con la riforma elettorale? Perché questo – non so tu – è il mio unico vero dubbio o semi certezza. Se vuoi votare no perché non ti piace la riforma, prego, vieni avanti, ma se vuoi votare no per abolire l’Italicum anche se alla fine la riforma non ti dispiace. Beh. Tanto di Italicum così com’è non se parlerà più, comunque vada.

Camera (elezioni 2008)

Lista Seggi
Il Popolo della Libertà
Lega Nord
Movimento per l’Autonomia
Totale Coalizione di centro-destra
276
60
8
344
Partito Democratico
Italia dei Valori
Autonomie Liberté Démocratie
Totale Coalizione di centro-sinistra
217
29
1
247
Unione di Centro 36
Südtiroler Volkspartei 2
Movimento Associativo Italiani all’Estero 1
Totale 630

Senato (elezioni 2008)

Lista Seggi
Il Popolo della Libertà
Lega Nord[138]
Movimento per l’Autonomia
Totale Coalizione di centro-destra
146
26
2
174
Partito Democratico[139]
Italia dei Valori
Totale Coalizione di centro-sinistra
119
14
133
Unione di Centro 3
Südtiroler Volkspartei[122] 3
Vallée d’Aoste 1
Movimento Associativo Italiani all’Estero 1
Totale 315

Ma hai visto con che razza di gente voterai?

Entrambi i fronti offrono la sponda a questa critica. Di qua D’Alema, Bersani, Brunetta, Berlusconi, Salvini, De Mita, Meloni, Casa Pound, Anpi, Cgil ecc.. ecc.. dall’altra Alfano, Verdini, Marcello Pera, Sandro Bondi, Veltroni, Cacciari, solo per fare qualche esempio. Come a dire, se le novità in campo politico non sono tante, né evidenti, il vecchio, l’usato insicuro, quello è relativamente facile da individuare e sta un po’ ovunque. Qualcuno di questi personaggi, poi, può starti più simpatico di altri, ma vedrai che a ben cercare, troverai in uno come nell’altro campo quel nome che ti farà sobbalzare dalla sedia, che ti spingerà indirettamente a porti la seguente domanda: possibile che io sia d’accordo con lui o con lei? Che voti come lui o come lei? Possibile che Casa Pound voti come l’Anpi? O Veltroni come Marcello Pera (dimenticavo, nel caso non ti ricordassi chi è Marcello Pera, temo valga la pena rinfrescarsi velocemente la memoria).

Per entrambi gli schieramenti la prima risposta è la più ovvia e la più corretta da un punto di vista formale: “ti stai facendo una domanda che non ha senso, stiamo votando la Costituzione che è di tutti, e non c’è nulla di più naturale che posizioni politiche diverse possano concordare sulla carta comune, in positivo o in negativo. Non stiamo scegliendo un partito, cioè una parte, ma stiamo decidendo su ciò che accomuna tutte le parti”.

Vero, ma. Proviamo a rifletterci insieme un attimo. Perché io, invece, ho come l’impressione che per per il fronte del no, la cosa risulti molto più logica e più naturale. Per il fronte del sì più difficile e però più significativa.

Da un lato, infatti, hai il testo della riforma proposa su cui confrontarti; dall’altro hai la costituzione attuale e tutte le modifiche possibili alla costituzione non contemplate dalla riforma. Non so come la vedi tu, ma a me sembra banale, logico e foss’anche naturale che a D’Alema capiti di votare “no” come Casa Pound; entrambi hanno sicuramente due visioni diverse su come dovrebbe essere la costituzione, ma questo è secondario. Entrambi, però, concordano senza dubbi su un punto: che non deve essere come quella proposta, tutto qui.

Per il fronte del sì non è così, al contrario. Che Verdini e Renzi, Marcello Pera o la Cisl siano d’accordo sul votare sì, vuol dire che pur avendo posizioni politiche diverse, concordato su una cosa: che la riforma proposta sia da sostenere. Ma quella lì, quella scritta e votata, quella di cui si parla nel referendum e non altre o sue varianti.

Per questo, vedi un po’ tu se ti può servire come riflessione, credo che la differenza fra i vari protagonisti abbia un peso specifico diverso nei due schieramenti. Perché mettere d’accordo su una cosa, nero su bianco, è diverso che mettere d’accordo sul fatto che quella cosa non va bene. In altri termini: è più difficile mettere d’accordo due o più persone sul fatto che una parete è bianca, perché inevitabilmente molte più persone diranno che non è nera, non è viola, non è gialla, non è blu o appunto non è bianca, ma semmai beige.

In conclusione: che nel fronte del no ci siano persone con tradizioni e interessi completamente diversi ha un’importanza tutta relativa. Sono semplicemente accumunati dal fatto che quella cosa lì non la vogliono. Su tutto il resto, compreso su come potrebbero riformare la costituzione possiamo solo ipotizzare che non concorderanno mai. Che invece sul fronte del sì ci siano delle cosiddette convergenze dimostra un superamento delle proprie posizioni in favore di un progetto chiamato riforma. La cosa è ben più difficile e quindi, a mio parere, meriterebbe più attenzione.

Caro Renzi, ecco come vincere

Caro presidente del Consiglio,

lei ha un bel da dire che il sì è per il futuro, il no guarda al passato, che il sì è per la speranza e il no è il frutto della paura. Slogan con un certo effetto, ma privi di sostanza immediata. Allora mi permetto: vada dritto al punto e  risponda a qualche domanda secca, con precisione, senza girarci intorno. Solo così, penso, scioglierà i dubbi di molti indecisi.

  1. Molti dicono che la riforma, insieme alla legge elettorale, darebbe un potere eccessivo a un solo partito e al suo candidato alla presidenza del consiglio? E’ vero?
  2. Come funziona esattamente il nuovo Senato? E’ vero che anche con la riforma il ping pong fra le due camere non sarebbe comunque evitato? E perché i rappresentanti locali dovrebbero (e in che misura potrebbero) usufruire dell’immunità parlamentare?
  3. Qualcuno sostiene inoltre che il Senato così come ideato privi i cittadini di un voto e quindi riduca il livello di democrazia. Cosa ne dice?
  4. Quale maggioranza ha sostenuto la riforma in Parlamento?
  5. Diversi costituzionalisti, emeriti e non, come Annibale Marini o Gustavo Zagrebelsky, pongono anzitutto un problema di metodo, un peccato all’origine. La Corte Costituzionale ha ritenuto anticostituzionale il sistema elettorale (il cosiddetto “Porcellum”) con cui è stato eletto il presente Parlamento. Quest’ultimo si sarebbe dovuto quindi dimettere. E invece si è addirittura arrogato il diritto di promuovere una riforma costituzionale. Come stanno le cose?

Eviti poi di sottolineare le contraddizioni del fronte del no. Ci sono e sono parecchie, ma facendolo dà spazio a tesi che lei non condivide. Le sfrutti semmai per chiarire puntualmente come la riforma può risolvere i problemi.

Infine, perché no, la inviterei una volta per tutte a descrivere concretamente i due scenari possibili che secondo lei potrebbero prendere corpo all’indomani del voto.

Se vincesse il sì:

  1. procederà a un’epurazione all’interno del partito?
  2. Che tempi si da’ per la verifica ed eventuale approvazione di una nuova legge elettorale?
  3. Quali priorità nazionali e internazionali affronterà nei successivi sei mesi?

E nel caso del no:

  1. si dimetterà? E con lei il gruppo dirigente del PD?
  2. Accetterà invece un Renzi II con l’appoggio di altri partiti ora fuori della maggioranza?
  3. Come cambierà il rapporto con la minoranza dem che almeno per il momento appare schierata sul no?

Cordiali saluti
Luca