Ti scrivo perché credo che quello che tu stai facendo sia importante, sebbene non condivida tutto quello che dici.
Mi rivolgo a te, che non ti fidi più delle istituzioni.
Credo sia necessario guardarci negli occhi ed evitare
una delle conseguenze più catastrofiche:
la guerra fra vaccinati e non vaccinati
Premessa. Al netto di chi pensa che la pandemia non esista o che sia un complotto architettato da un’élite malvagia o di coloro che sfruttano la situazione per interessi economici o politici personali o di partito, credo sia giunto il momento di guardarci negli occhi e di evitare una delle conseguenze più catastrofiche che possano avvenire nelle prossime settimane: la guerra fra vaccinati e non vaccinati.
Non ti fidi più delle istituzioni? Come posso biasimarti? Lo spettacolo che ci riserva questa classe dirigente è davvero penoso. Il senso di giustizia economica e sociale che promuove da anni è scandaloso. Le prove a cui è stato confrontato sono spesso costellate da delusioni. Governi e istituzioni hanno premiato il silenzio e punito chi li ha sbugiardati. La corruzione è istituzionale prima che economica.
Oppure tu, che hai cercato di contribuire a un cambiamento prendendo in mano le tue idee e carcando
di tradurle in piccole azioni quotidiane.
Hai visto passare un numero vergognoso di conferenze sul clima, sulla povertà, sulla pace, senza che una sola decisione importante fosse presa; hai visto fallire una quantità quasi infinita di occasioni per invertire la rotta, o hai subìto ingiustizie intollerabili sperando nell’aiuto delle istituzioni puntualmente, però, assenti.
Da anni forse hai deciso di cambiare stile di vita: di non assumere più medicine o di non mangiare più carne; di non consumare prodotti usa e getta, o hai ridotto l’utilizzo della plastica, o quello di trasporti inquinanti; insomma hai cercato di contribuire a un cambiamento, personale ma anche collettivo, prendendo in mano le tue idee cercando di tradurle in azioni quotidiane.
In questi due lunghi anni di pandemia, hai vissuto con sempre maggiore ansia e paura dribblando ogni giorno fra i numeri e le statistiche. Ti sei sentito discriminato o discriminata e su di te è volata più volte l’accusa di untore o appestata: libera di fare la tua scelta (a parole), colpevole però (in concreto) di fare quella sbagliata (secondo la maggioranza).
Tu che ritieni il vaccino o il greenpass pericolosi, anzi, peggio:
l’ennesima “furbizia” di un sistema capitalistico,
offerta in saldo sul mercato della normalizzazione
per nascondere decenni di ingiustizie economiche, sociali e ambientali, alla base dell’insorgere del virus
Insomma, hai fatto una serie di cambiamenti personali o ti sei sentita persa, arrabbiato, preso in giro o non credi più quello che ti suggeriscono le istituzioni. Ritieni il vaccino pericoloso o il green pass un’indebita coercizione, anzi, peggio: l’ennesima “furbizia” di un sistema capitalistico e le sue contraddizioni, offerta in saldo sul mercato della normalizzazione per nascondere decenni passati a produrre le condizioni ideali per l’insorgere del virus.
Grazie a te ho capito alcune cose e ti ringrazio.
Una democrazia è tale solo se tutela e rispetta le minoranze. L’emergenza è uno stato delle cose che ha drogato il dibattito.
E l’informazione non sta facendo il suo dovere.
Ho capito essenzialmente che una democrazia è tale solo se tutela e rispetta le minoranze. Un principio fondamentale e irrinunciabile. Ho capito che l’emergenza è uno stato delle cose che ha drogato il dibattito. E ho capito che l’informazione nel suo insieme non sta facendo il suo dovere dimostrando però, ancora una volta e malgrado ciò, il ruolo essenziale che svolge.
Certo, nella minoranza antivax, così come nella maggioranza dei media ufficiali c’è chi ha rispettato e sta rispettando il prorio impegno senza sbavature, ma non c’è dubbio che da una parte come dall’altra le posizioni dominanti hanno prodotto un dialogo fra sordi. Con una differenza però importante: la maggioranza e con essa i media principali hanno sempre il dovere di tutelare la minoranza, di capirla, di non strumentalizzarla; hanno il dovere di non ghettizzarla o di non etichettarla in qualche “ismo” per poi liquidarla fuori dal dibattito pubblico. La maggioranza e con essa i media ufficiali hanno il dovere di preservarla e di riconoscerle pari diritti e soprattutto pari dignità; in questo sta il segreto della democrazia, altrimenti è dittatura, non quella sanitaria di cui si sente parlare un po’ a vanvera a proposito dell’eventuale obbligo vaccinale (vero o indiretto), ma una dittatura peggiore, quella del pensiero dominante che domina tutto e tutto rende domato.
Per evitare ciò che io temo di più, e cioè una guerra
fra vaccinati e non vaccinati, penso dunque sia urgente
rimettere al centro del dibattito alcune domande.
Così, per evitare ciò che io temo di più, e cioè una guerra fra vaccinati e non vaccinati, penso sia urgente rimettere al centro alcune domande. Non è infatti allungando il microfono a qualche delirante commento in una piazza rabbiosa che si riconosce pari dignità a una posizione minoritaria; e non lo si fa nemmeno ridicolizzando o snobbando pseudoscienziati da tastiera o invitando in TV filosofi il cui eloquio si è ormai ridotto a un confuso, narcisistico e rancoroso protagonismo.
E allora ecco le domande:
- Quali sono i reali rapporti (economici e politici) fra le case farmaceutiche produttrici dei vaccini e il governo italiano o europeo?
- Perché i governi italiani ed europei non rendono pubblici i contratti stipulati con i fornitori di vaccini?
- Chi e come gestisce i dati del greenpass e come si intende limitarne l’utilizzo allo stretto indispensabile? Come si intende evitare vulnerabilità informatiche? E chi paga nel caso avvenissero?
- Quale fiducia è possibile concedere a governi o istituzioni internazionali, come ad esempio l’OMS? Cosa e quando hanno sbagliato? E quali interessi economici e politici ci sono dietro alla prossima negoziazione sulla sospensione dei brevetti in seno all’Organizzazione mondiale del commercio?
- Chi sta pagando il prezzo più alto di questa pandemia? E come sostenerli?
- Chi viceversa ci sta guadagnando? È legittimo? E come impiega i profitti ottenuti?
- Come viene gestito dalle aziende produttrici di vaccini il potere che deriva dai loro rapporti con i governi? Chi controlla?
- Chi finanzia e come gli studi di cui si parla in un articolo o in servizio televisivo? È assicurata la trasparenza sulle fonti?
- Chi sanziona i diffusori di fake news, quando queste vengono pubblicate da organi di stampa e/o giornalisti professionisti? Il diritto di replica e il dovere di rettifica sono sempre garantiti?
- Viene riservato uno spazio adeguato alle voci della società civile e delle ong, e più in generale dei Paesi a basso reddito, di fatto esclusi dalla possibilità di accedere ad adeguate forniture di vaccini?
I media dovrebbero annotarsi queste domande. Dovrebbero scavare, insistere e scoprire. Perché è ponendo le domande giuste che si riconosce pari dignità a dubbi e necessità. Porre queste domande non significa fare il gioco di una o dell’altra parte; porre una domanda significa cercare la verità al dì la dei propri convincimenti. Non significa assecondare le spinte più irrazionali o minare la campagna vaccinale, al contrario: significa fare il proprio lavoro di giornalisti.
Porre queste domande non significa fare il gioco
di una o dell’altra parte; non significa assecondare
le spinte più irrazionali o minare la campagna vaccinale.
I media non sono lì per creare le condizioni favorevoli
alle buone intenzioni di questo o quel governo
anche quando questo o quel governo
sembrano lavorare per il bene comune.
Certo, le cifre sono importanti, gli scienziati vanno ascoltati e i ciarlatani emarginati, ma i media non sono lì per creare le condizioni favorevoli alle buone intenzioni di questo o quel governo anche quando il governo sembra lavorare per il bene comune. Al contrario, sono lì per aiutare ad articolare un dibattito pubblico cercando la verità in qualsiasi luogo e sotto qualsiasi contraddizione essa si manifesti. Non c’è nulla di più nocivo e controproducente che pensare alla verità come a un’evidenza autoesplicativa.
L’alternativa non è tanto la dittatura o il fascismo
troppe volte evocati a casaccio, ma l’apatia sociale.
Ovvero, l’anticamera di qualcosa di peggio.
Caro e cara no vax e no green pass (che orribili espressioni!), io sono vaccinato. Sono convinto della mia scelta e se vuoi ne potremo parlare, ma credo che la tua posizione sia essenziale, ti dirò di più, conviene a tutti. Lo sforzo di comprensione che una minoranza impone alla maggioranza è infatti imprescindibile per la democrazia. E’ questo sforzo il vero e proprio anticorpo naturale di cui abbiamo bisogno. L’alternativa non è tanto la dittatura o il fascismo troppe volte evocati a casaccio, ma l’apatia sociale. Ovvero, l’anticamera di qualcosa di peggio.
Tuo Luca