Caro Carlo,

“con te si può dialogare”, lo ha detto niente di meno che Donzelli, e quindi mi sa che sei in una botte de fero.

E’ vero, al netto del problema ideologico, bisogna collaborare sui fatti concreti, lo hai sempre ripetuto e dimostrato. Peccato che ormai i fatti, quelli veri, trascendono e trasudano da ogni piazza, strada o tinello. E’ chiaro che la filosofia più spiccia adottata dai colleghi con cui ti stai preparando forse a dialogare è riassumibile in “Documenti… e levati dal cazzo“.

Ecco, ti stanno per prendere i documenti e non tarderà il momento in cui ti daranno il ben servito come i loro poliziotti hanno fatto in una qualsiasi piazza italiana a 4 attivisti nonché cittadini italiani. Poliziotti a cui nessuno chiederà conto delle parole o del comportamento: è normale oggi e sarà sempre peggio domani.

Perché dall’alto di Montecitorio non vi state accorgendo che i fatti concreti non sono solo le bollette a fine mese o che risolvere l’aritmetica di un economia inceppata da anni non può essere l’unico campo di azione di un partito politico che dimentica così di essere anzitutto politico. Anche tu, caro Carlo, che pure conosci e dimostri una verve politica inspirata a quel Piero Gobetti che ogni tanto citi di sfuggita, ti illudi: la politica e l’amministrazione, Cesare e Pompeo, le parole e i fatti, non possono essere separati. Come il levatevi, dal cazzo.

Ti stai illudendo di voler salvare così la lotta politica: altri invece, come quei quattro ragazzi, stanno custodendone il simbolo e bisogna sperare che i tiranni di oggi si dimostrino prima o poi palesemente tiranni, che la reazione diventi definitivamente reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, e chi manterrà le posizioni sino in fondo.

Il mio, il loro e spero anche il tuo antifascismo prima che un’ideologia, è un istinto. E l’istinto mi sta dicendo che il peggio deve ancora venire.

Saluti e auguri
Luca

Cara Giorgia,

è un po’ che non ti scrivo, ma da qualche tempo un pensiero mi gironzola intorno come quelle zanzare di notte che non ti lasciano dormire. Ricordi l’ultima lettera? No? Tutta quella pappardella che ti scrivevo per capire perché mai non ti dicessi una volta per tutte antifascista. Ti ricordi? E se invece il vero problema non fosse l’antifascismo che non senti tuo, ma l’anticomunismo di cui viceversa mi sembri particolarmente infervorata?

Ci pensavo e mi dicevo che forse guardiamo il problema da un punto di vista sbagliato. Il problema potrebbe non essere tanto che molti come te non si riescono a dire antifascisti, ma che covate un sentimento anticomunista talmente radicato e radicale che non vi permette di farlo. Pena: dover abbandonare quest’ultimo in favore del primo.

Non credo nemmeno che la soluzione sia quella di equiparare i due totalitarismi, fascismo e comunismo, per poterne venire fuori. Anche di questo ti ho scritto nell’ultima lettera che spero tu abbia ricevuta. No. E’ che l’anticomunismo è in realtà talmente profondo e diffuso che non solo produce consenso, ma è proprio parte integrante e fondativa della destra italiana.

Per quanto riguarda il consenso, beh, basta ricordare che lo stesso Berlusconi ne ha approfittato fin dalla sua “discesa in campo” necessaria – diceva – per salvare l’Italia dai comunisti. Ma è sull’anticomunismo come elemento fondativo della destra italiana (e forse non solo italiana) che varrebbe la pena riflettere. Perché non credo nasca da questioni ideologiche o programmatiche o per idee a volta così divergenti da non poter essere conciliabili, non è per questo che la destra italiana è anticomunista. Quell’anti dice molto di più. Dice che non c’è compatibilità. Dice: o uno o l’altra, insieme non è possibile perché uno nega l’altro. Come due galli in un pollaio, per dirla alla buona: non possono starci. Dice che nel secondo dopo guerra e negli anni settanta gli uni hanno sperato o addirittura pianificato la sparizione degli altri (a discapito per altro della maggioranza che non necessariamente era “anti” o nemmeno si poneva il problema negli anni ’70), e dice che per questo c’è un conto da pagare.

A destra si è fatto un lungo percorso per rielaborare i lutti, personali e politici, per elaborare una nuova via, ma per farlo non si è mai voluto abbandonare questo anticomunismo, collante e gene esistenziale e irrinunciabile. La stessa cosa è stata fatta a sinistra, un lungo percorso che ha cercato di rielaborare gli orrori sovietici e non solo quelli; ma pure in questo caso senza mai voler rinunciare un solo istante all’antifascismo.

Inutile ripeterti a questo punto,che le due cose non sono equiparabili, da questo orecchio non ci senti. Te ne ho parlato nella scorsa lettera alla quale, però, ancora una volta non hai voluto rispondere. Ma tant’é, il punto è che non ci senti, perché quello che è rimasto è rancore e dolore che acceca. Al minimo screzio, come in una coppia divorziata da molto tempo, tutto torna in mente come l’acidità di stomaco da cui si sperava di essere ormai guariti.

Il dato politico che rimane a terra, tuttavia, è che in Italia esiste eccome l’anticomunismo; non è sancito da nessuna legge e nemmeno viene evocato di striscio nella costituzione, ma perché in Italia di regimi comunisti non ce ne sono stati, di dittature fasciste invece sì. E hanno lasciato bruttissimi ricordi, agli uni come agli altri.

Per lungo tempo a destra si è parlato di pacificazione a tal proposito, a indicare una possibile via di uscita. Ma non è vera pacificazione quella che si proponeva. E’ sempre stato un abbaglio, un busto sbagliato in casa La Russa, uno specchietto per le allodole, e tu lo sai benissimo. Il capovolgimento degli ultimi anni è proprio lì a dimostrarlo. Trump, Putin, il sovranismo, il populismo, sono stati la prova provata che una certa destra non ha mai accettato un valore esistenziale grazie a cui si è comunque evoluta: la democrazia. Quale pacificazione era dunque possibile con chi ha minato e mina ancor più oggi le fondamenta comuni, quelle locali, nazionali ed europee?

Insomma, il re è nudo. Quello contro cui eravate, diciamo il comunismo e i comunisti, per la destra italiana si sta rivelando per ciò che era ed è e sta assumendo il volto vero di quello che sei stata e sei, cara Giorgia: una politica con profonde pulsioni illiberali, come Trump, Putin e i sovranisti. L’anticomunismo resta qualcosa di facciata, di nostalgico, di pretestuoso, come a volte lo è l’antifascismo per altro, e su questo ti do ragione. Il vero snodo centrale è che questi due “anti” stanno lì a dirci qual è oggi il vero rischio, il vero “anti” a cui dovremmo prestare attenzione e forse un giorno riarmarci ma davvero… di buona volontà. L’antiliberalsimo.

PS: dici che c’è anche nella sinistra quest’antiliberalismo? Cara Giorgia, contenta tu. A me sembra piuttosto che sia evaporato oltre 40 anni fa. Ma pensala come vuoi. Peccato, però… come diceva il Marchese de Sade: bastava ancora un piccolo sforzo per diventare repubblicani.

Sinceramente
Luca