Caro Carlo,

“con te si può dialogare”, lo ha detto niente di meno che Donzelli, e quindi mi sa che sei in una botte de fero.

E’ vero, al netto del problema ideologico, bisogna collaborare sui fatti concreti, lo hai sempre ripetuto e dimostrato. Peccato che ormai i fatti, quelli veri, trascendono e trasudano da ogni piazza, strada o tinello. E’ chiaro che la filosofia più spiccia adottata dai colleghi con cui ti stai preparando forse a dialogare è riassumibile in “Documenti… e levati dal cazzo“.

Ecco, ti stanno per prendere i documenti e non tarderà il momento in cui ti daranno il ben servito come i loro poliziotti hanno fatto in una qualsiasi piazza italiana a 4 attivisti nonché cittadini italiani. Poliziotti a cui nessuno chiederà conto delle parole o del comportamento: è normale oggi e sarà sempre peggio domani.

Perché dall’alto di Montecitorio non vi state accorgendo che i fatti concreti non sono solo le bollette a fine mese o che risolvere l’aritmetica di un economia inceppata da anni non può essere l’unico campo di azione di un partito politico che dimentica così di essere anzitutto politico. Anche tu, caro Carlo, che pure conosci e dimostri una verve politica inspirata a quel Piero Gobetti che ogni tanto citi di sfuggita, ti illudi: la politica e l’amministrazione, Cesare e Pompeo, le parole e i fatti, non possono essere separati. Come il levatevi, dal cazzo.

Ti stai illudendo di voler salvare così la lotta politica: altri invece, come quei quattro ragazzi, stanno custodendone il simbolo e bisogna sperare che i tiranni di oggi si dimostrino prima o poi palesemente tiranni, che la reazione diventi definitivamente reazione, che ci sia chi avrà il coraggio di levare la ghigliottina, e chi manterrà le posizioni sino in fondo.

Il mio, il loro e spero anche il tuo antifascismo prima che un’ideologia, è un istinto. E l’istinto mi sta dicendo che il peggio deve ancora venire.

Saluti e auguri
Luca

Cara Giorgia,

questa cosa dell’antifascismo che ti trascini dietro da così tanto tempo…. (no dai, non sbuffare, aspetta…) non è mica la solita tiratela che si può derubricare a tattica per non deludere quattro teste rasate (che quattro non sono, ma questo è un altro problema), al contrario, è un problema serio, sai.

Ma perché non dici di essere antifascista? Sarebbe così semplice e ti si aprirebbe un’autostrada davanti.

Allora diciamolo una volta per tutte. La tua insistenza ha un obiettivo politico con cui confrontarsi.

Cominciamo col dire che: l’Italia, e cioè una parte (minoritaria) degli italiani e delle italiane, è tuttora orgogliosamente legata a una parte della storia fascista. Per storia personale, studi o ignoranza o credo, è così. Ma allo stesso tempo, come dici tu, il fascismo è stato un fenomeno storico che si è concluso. Non nei migliori dei modi converrai, ma si è concluso.

Prova ne è che oggi, tu stessa lo dici apertamente: “Non sono fascista” (e ci mancherebbe). Non sei fascista per questioni anagrafiche, dici: sei nata negli anni ’70. Il fascismo si è concluso e tu non eri ancora nata.

Ma dopo la guerra un altro fascismo o post fascismo in cui affondano le tue radici ha dovuto convivere con l’antifascismo costituzionale, politico e sociale lungo tutta la storia repubblicana; ha dovuto fare i conti con quella egemonia o presunta superiorità morale dei vincitori che per tutti quegli anni ha fatto del fascismo-post-fascismo un oggetto politico sospetto, inaffidabile e pericoloso; e proprio per questo è stato marginalizzato, aggredito, stigmatizzato e mortificato o appiattito su posizioni estreme, reo di nascondere nel cappotto pulsioni illiberali o squadriste.

Questa tua storia ha fatto un lungo percorso, e proprio per tutto quello che ha passato ed elaborato, non è pronta a definirsi come coloro che l’hanno costretta nel purgatorio per decenni o che l’hanno trattata da appestata se non peggio per così tanto tempo.

Fabio Rampelli, ad esempio, dopo aver ribadito “io sono contro i totalitarismi, che si compongono di nazismo, fascismo e comunismo. Io sono contro nazismo, fascismo e comunismo”, ha recentemente detto sull’antifascismo:

Dobbiamo solo fare un distinguo sull’antifascismo. Perché l’antifascismo non è stato solo quello di coloro i quali hanno combattuto il fascismo per dare all’Italia una democrazia, lì dentro c’erano anche gli antifascisti che volevano sottomettere l’Italia a Mosca, e quindi passare da una dittatura all’altra. C’è anche un antifascismo militante che ha contraddistinto la storia dal 1945 fino ai giorni nostri che ha usato la violenza contro ragazzi inermi.

Fabio Rampelli (15 ottobre 2021, LA7)

Non siamo dunque antifascisti per due ragioni – sembra dire Rampelli – la prima è che il fascismo storico non fu “il male assoluto” (frase erroneamente attribuita a Gianfranco Fini e da cui tu non ti dissociasti perché mai detta in questi termini). Così come l’antifascismo non è il bene supremo. Come a dire: va riequilibrato il peso concesso alle ragioni o ai torti dell’una come dell’altra parte. Insomma, il fascismo non è solo male e l’antifascismo non è solo bene, giusto?

La seconda è che se l’antifascismo, durante la guerra, fu un movimento dominato dai comunisti (ma davvero è così? O fa comodo pensarlo?), dichiararsi antifascista ribadirebbe una sorta di subalternità verso quell’area politica (giammai!). Tanto è vero – mi sembra di sentirti dire – che l’antifascismo nei decenni successivi si trasformò ben presto in una sorta di patentino di rispettabilità costituzionale rilasciato a discrezione dall’odiato Partito Comunista Italiano appropriandosi di fatto del 25 aprile. Dirsi antifascisti significava e significa, dunque, darla vinta a coloro che secondo te non sono i vincitori, al contrario, sono da ascriversi fra i perdenti, insieme a fascisti e nazisti. Una sorta di “muoia Sansone e tutti i filistei!”

Per queste due ragioni è nato e si alimentato nei decenni un odio anticomunista storicamente discutibile. Perché discutibile? Perché infondato come dichiarò una volta per tutte, guarda un po’, Gianfranco Fini.

«I resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata. È doveroso dire che, se non è in discussione la buonafede, non si può equiparare chi stava da una parte e combatteva per una causa giusta di uguaglianza e libertà e chi, fatta salva la buonafede, stava dalla parte sbagliata».

Gianfranco Fini, da «Il Corriere della Sera», 13 settembre 2008

E fu questo il grande tradimento dell’allora fondatore di Alleanza Nazionale: bramare la piena rispettabilità costituzionale riconoscendo la vittoria ai presunti nemici (ma storicamente perdenti, diresti tu), calpestando la memoria dei propri morti. Sebbene lo stesso Fini sull’antifascismo non fosse molto distante:

«Chi è democratico cioè si riconosce nei valori della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale è antifascista, ma non tutti gli antifascisti in Italia erano democratici».

Gianfranco Fini, da «Il Corriere della Sera», 13 settembre 2008

E ci risiamo, le parole girano come biglie da decenni ma dicono sempre le stesse cose in fondo.

A questo punto, se oggi non vuoi dirti antifascista, se non vuoi togliere la fiamma dal simbolo di FdI, lo fai perché non credi che il conto lo debba pagare solo una parte (da cui per altro senti di esserti distanziata). Non tolleri che un altro “totalitarismo” se la scampi e anzi, sia considerato padre fondatore della storia repubblicana (a cui invece ritieni abbia collaborato anche il post-fascismo impedendo quanto e quando possibile che l’Italia si trasformasse in una dittatura opposta). Lo hanno detto anche tanti esponenti del tuo partito: perché dirsi antifascisti se non siete capaci di dirvi anticomunisti?

A questo punto, però, un primo passo sarebbe quello di mettersi d’accordo su una cosa semplice semplice: la nostra Costituzione è o non è antifascista? (E’ o non è anticomunista?) Perché è da lì che si deve partire. Dalla carta che ci unisce. Da cui il ruolo del comunismo italiano e quello del post-fascismo nella Repubblica.

So che detta così ti fa storcere il naso. E’ detta male, forse troppo schietta, è più complicato di così. E tu dirai: ma è per questo che bisogna cambiare l’interpretazione, non tanto il testo della Costituzione. Per questo bisogna mandare via i soliti giuristi di sinistra, liberali o moderati e accogliere giuristi aggiornati, che hanno fatto con voi la traversata nel deserto e che possono quindi costruire una nuova narrazione. Per questo via i giornalisti ideologicamente “antifascisti” e dentro giornalisti più aperti, raffinati nell’analisi, e disponibili a prendere in considerazione un modo più articolato ed equilibrato di vedere le cose, dove per equilibrio s’intende ancora una volta far capire che il comunismo e il fascismo, Sansone e i filistei, sono equamente esecrabili. Al limite la Costituzione va bene così com’è. Il punto è che va aggiornato ciò che la rende patrimonio comune e questo patrimonio comune non può passare dall’antifascismo a meno che non si passi dall’anticomunismo.

«La Costituzione è piena di solidi pilastri antifascisti, ma allo stesso tempo non si volle fare una Costituzione miope, che guardasse solo alle cose del momento. La nostra Costituzione è talmente antifascista e liberale che non ha paura del passato, pone principi contro ogni totalitarismo e, anzi, permette a chiunque di esprimere la propria opinione, anche la più antidemocratica. Tutto ciò è l’antitesi di ciò che è stato il fascismo».

Alfonso Celotto, professore di diritto costituzionale all’Università Roma Tre

Come vedi, però, ci sono una serie di problemi. Alcuni verranno mestamente affrontati dal tempo. Le generazioni si susseguiranno, l’intransigenza si affievolirà, le posizioni più estreme si smusseranno, nuove prospettive vedranno la luce e in quelle, le solite vecchie ideologie cercheranno di introdursi come sempre. Ma altri possono essere risolti già oggi. Una volta per tutte: comunismo e fascismo sono dunque equiparabili nella storia italiana? Ecco, io credo di no. Per quanto lo possano essere nella pratica storica di altri paesi, non lo sono in Italia. E non è un dettaglio, perché è dell’Italia e della sua storia che stiamo parlando, non di quella sovietica o del Terzo Reich. E tu mi dirai, vai a rileggerti la risoluzione del Parlamento europeo del 2019 dove si equipara nazismo e comunismo. Ecco, appunto, ci sono andato e l’ho letta attentamente. Quella risoluzione in realtà è molto chiara e più prudente di quanto vuoi far credere, tanto che è stata votata da tutti i principali partiti. La risoluzione infatti

sottolinea che la Seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante della storia d’Europa, è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop.

Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa

Proprio per questo

condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari

e

condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione.

La risoluzione stessa, insomma, è molto attenta e storicamente centrata. Non equipara tout-court il comunismo al fascismo, ma lo stalinismo al nazismo. E se proprio vogliamo dirla tutta, quando invece si tratta di arrivare ai nostri giorni, guarda un po’ cosa fa?

Condanna il revisionismo storico e la glorificazione dei collaboratori nazisti in alcuni Stati membri dell’UE; è profondamente preoccupato per la crescente accettazione di
ideologie radicali e per il ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza nell’Unione europea ed è turbato dalle notizie di collusione di leader politici, partiti politici e forze dell’ordine con movimenti radicali, razzisti e xenofobi di varia denominazione politica in alcuni Stati membri; invita gli Stati membri a condannare con la massima fermezza tali accadimenti, in quanto compromettono i valori di pace, libertà e democrazia dell’UE;

Insomma la stessa risoluzione è precisa ed evita di fare di tutta l’erba un fascio… lo dico così, tanto per dire, mi hai capito.

Su qualcosa possiamo però essere d’accordo: non tutto il male sta da un parte e non tutto il bene sta dall’altra. Ma il male arrecato all’Italia dal fascismo è infinitamente maggiore rispetto al male inflitto dal comunismo al nostro paese. E il contributo apportato dal fascismo o post fascismo è significativamente inferiore a quello apportato dal comunismo italiano. Non c’è dunque equiparazione possibile. Ma c’è, questo sì, un futuro possibile. A patto di volersi riconciliare sulla base della storia reale (un po’ troppo comodo essere internazionalisti quando si tratta di metterla nel chiccerone ad altri e ben poco sovranisti quando si tratta di assumersi responsabilità dirette, è un po’ come cacciare la palla in tribuna, no?).

Capisco le difficoltà di farlo e capisco che da ogni parte sarà necessario fare un passo, non solo da una parte. I morti sono morti e vanno rispettati, tutti. Gli errori e gli orrori sono stati fatti da tutti e prima o poi andranno perdonati.

Detta come va detta, tuttavia: invece di voler riscrivere la storia (ci penserà da sola, non ti preoccupare, e comunque vada impiegherà dei secoli per farlo), o la Costituzione, perché non scrivere il futuro e dirsi pure anticomunisti se ci tieni, ma soprattutto antifascisti come suggerisce la Costituzione repubblicana? Su cui, cara Giorgia, ti ricordo, tu stessa hai giurato in più di un’occasione.

Saluti socialisti
Luca

Caro Enrico,

cosa dirti? E’ andata male. Malissimo. Il PD ha ottenuto 5.355.086 voti alla Camera nel 2022, erano 6.134.727 nel 2018 (-779.641). Non è andata meglio al Senato: 5.225.456 voti nel 2022, 5.769.955 nel 2018 (-544.499). Peggio ancora per i seggi ottenuti, complice la legge elettorale (votata e voluta dal PD): 86 seggi alla Camera e 43 al Senato nel 2018, 57 seggi alla Camera e 31 al Senato nel 2022 per un totale di meno 41 seggi in entrambe le Camere.

L’astensione non è mai stata così alta: il 63,9%. Ci avviciniamo pian piano all’idea che un elettore o elettrice su due non voterà.

Poteva andare peggio? No, aveva detto Cipputi anni fa, e invece al peggio non sembra esserci fine.

E allora ti dico alcune cose che proprio non avete capito:

  1. “Il PD è stato al governo per 10 anni, senza aver mai vinto.” Avete sorvolato su questo, avete ribattuto dicendo che non era proprio così, ma in fondo è così. Non avete aggredito il senso di questa critica.
  2. I contenuti. Troppi e troppo a destra alla ricerca di quel moderatismo che sì, vi ha fatto vincere all’epoca di Renzi e Prodi (non ha forse sfondato al centro un po’ anche FdI per poter arrivare a quelle percentuali?)
  3. Non avete capito che un conto è la campagna elettorale e un conto è governare.
  4. Come frontman della campagna non sei adeguato. Avevi due donne e giovani come Elly Schlein e Deborah Serracchiani, perché non offrire loro l’opportunità di? Non volevate bruciarle? E quindi sapevate di perdere dall’inizio?
  5. Non avete offerto o cercato l’alleanza con il M5S. Tu dici: “era evidente che volessero andare da soli”. Sì, probabile, ma andavano cercati, pubblicamente chiesto loro la disponibilità.
  6. L’alleanza con SI e Verdi o + Europa. Ma davvero partiti che da 20 anni non riescono andare sopra al 3% e che insieme hanno fatto il 6% erano così fondamentali come alleati? Invece che rincorrere il centro o la sinistra con alleanze pre-elettorali, ma perché non fissare 5 temi (scuola, lavoro, sanità, diritti, internet con altrettante idee forti e perno) grazie ai quali ridurre l’attrattività di questi personalismi partitocratici.

Per il resto, caro Enrico, ti lascio riflettere davanti a questa tabella. Il resto è noia.

Un saluto
Luca

Cara e caro no vax o no green pass,


Ti scrivo perché credo che quello che tu stai facendo sia importante, sebbene non condivida tutto quello che dici.

Mi rivolgo a te, che non ti fidi più delle istituzioni.
Credo sia necessario guardarci negli occhi ed evitare
una delle conseguenze più catastrofiche:
la guerra fra vaccinati e non vaccinati

Premessa. Al netto di chi pensa che la pandemia non esista o che sia un complotto architettato da un’élite malvagia o di coloro che sfruttano la situazione per interessi economici o politici personali o di partito, credo sia giunto il momento di guardarci negli occhi e di evitare una delle conseguenze più catastrofiche che possano avvenire nelle prossime settimane: la guerra fra vaccinati e non vaccinati.

Non ti fidi più delle istituzioni? Come posso biasimarti? Lo spettacolo che ci riserva questa classe dirigente è davvero penoso. Il senso di giustizia economica e sociale che promuove da anni è scandaloso. Le prove a cui è stato confrontato sono spesso costellate da delusioni. Governi e istituzioni hanno premiato il silenzio e punito chi li ha sbugiardati. La corruzione è istituzionale prima che economica.

Oppure tu, che hai cercato di contribuire a un cambiamento prendendo in mano le tue idee e carcando
di tradurle in piccole azioni quotidiane.

Hai visto passare un numero vergognoso di conferenze sul clima, sulla povertà, sulla pace, senza che una sola decisione importante fosse presa; hai visto fallire una quantità quasi infinita di occasioni per invertire la rotta, o hai subìto ingiustizie intollerabili sperando nell’aiuto delle istituzioni puntualmente, però, assenti.

Da anni forse hai deciso di cambiare stile di vita: di non assumere più medicine o di non mangiare più carne; di non consumare prodotti usa e getta, o hai ridotto l’utilizzo della plastica, o quello di trasporti inquinanti; insomma hai cercato di contribuire a un cambiamento, personale ma anche collettivo, prendendo in mano le tue idee cercando di tradurle in azioni quotidiane.

In questi due lunghi anni di pandemia, hai vissuto con sempre maggiore ansia e paura dribblando ogni giorno fra i numeri e le statistiche. Ti sei sentito discriminato o discriminata e su di te è volata più volte l’accusa di untore o appestata: libera di fare la tua scelta (a parole), colpevole però (in concreto) di fare quella sbagliata (secondo la maggioranza).

Tu che ritieni il vaccino o il greenpass pericolosi, anzi, peggio:
l’ennesima “furbizia” di un sistema capitalistico,
offerta in saldo sul mercato della normalizzazione
per nascondere decenni di ingiustizie economiche, sociali e ambientali, alla base dell’insorgere del virus

Insomma, hai fatto una serie di cambiamenti personali o ti sei sentita persa, arrabbiato, preso in giro o non credi più quello che ti suggeriscono le istituzioni. Ritieni il vaccino pericoloso o il green pass un’indebita coercizione, anzi, peggio: l’ennesima “furbizia” di un sistema capitalistico e le sue contraddizioni, offerta in saldo sul mercato della normalizzazione per nascondere decenni passati a produrre le condizioni ideali per l’insorgere del virus.

Grazie a te ho capito alcune cose e ti ringrazio.

Una democrazia è tale solo se tutela e rispetta le minoranze. L’emergenza è uno stato delle cose che ha drogato il dibattito.
E l’informazione non sta facendo il suo dovere.

Ho capito essenzialmente che una democrazia è tale solo se tutela e rispetta le minoranze. Un principio fondamentale e irrinunciabile. Ho capito che l’emergenza è uno stato delle cose che ha drogato il dibattito. E ho capito che l’informazione nel suo insieme non sta facendo il suo dovere dimostrando però, ancora una volta e malgrado ciò, il ruolo essenziale che svolge.

Certo, nella minoranza antivax, così come nella maggioranza dei media ufficiali c’è chi ha rispettato e sta rispettando il prorio impegno senza sbavature, ma non c’è dubbio che da una parte come dall’altra le posizioni dominanti hanno prodotto un dialogo fra sordi. Con una differenza però importante: la maggioranza e con essa i media principali hanno sempre il dovere di tutelare la minoranza, di capirla, di non strumentalizzarla; hanno il dovere di non ghettizzarla o di non etichettarla in qualche “ismo” per poi liquidarla fuori dal dibattito pubblico. La maggioranza e con essa i media ufficiali hanno il dovere di preservarla e di riconoscerle pari diritti e soprattutto pari dignità; in questo sta il segreto della democrazia, altrimenti è dittatura, non quella sanitaria di cui si sente parlare un po’ a vanvera a proposito dell’eventuale obbligo vaccinale (vero o indiretto), ma una dittatura peggiore, quella del pensiero dominante che domina tutto e tutto rende domato.

Per evitare ciò che io temo di più, e cioè una guerra
fra vaccinati e non vaccinati, penso dunque sia urgente
rimettere al centro del dibattito alcune domande.

Così, per evitare ciò che io temo di più, e cioè una guerra fra vaccinati e non vaccinati, penso sia urgente rimettere al centro alcune domande. Non è infatti allungando il microfono a qualche delirante commento in una piazza rabbiosa che si riconosce pari dignità a una posizione minoritaria; e non lo si fa nemmeno ridicolizzando o snobbando pseudoscienziati da tastiera o invitando in TV filosofi il cui eloquio si è ormai ridotto a un confuso, narcisistico e rancoroso protagonismo.

E allora ecco le domande:

  1. Quali sono i reali rapporti (economici e politici) fra le case farmaceutiche produttrici dei vaccini e il governo italiano o europeo?
  2. Perché i governi italiani ed europei non rendono pubblici i contratti stipulati con i fornitori di vaccini?
  3. Chi e come gestisce i dati del greenpass e come si intende limitarne l’utilizzo allo stretto indispensabile? Come si intende evitare vulnerabilità informatiche? E chi paga nel caso avvenissero?
  4. Quale fiducia è possibile concedere a governi o istituzioni internazionali, come ad esempio l’OMS? Cosa e quando hanno sbagliato? E quali interessi economici e politici ci sono dietro alla prossima negoziazione sulla sospensione dei brevetti in seno all’Organizzazione mondiale del commercio?
  5. Chi sta pagando il prezzo più alto di questa pandemia? E come sostenerli?
  6. Chi viceversa ci sta guadagnando? È legittimo? E come impiega i profitti ottenuti?
  7. Come viene gestito dalle aziende produttrici di vaccini il potere che deriva dai loro rapporti con i governi? Chi controlla?
  8. Chi finanzia e come gli studi di cui si parla in un articolo o in servizio televisivo? È assicurata la trasparenza sulle fonti?
  9. Chi sanziona i diffusori di fake news, quando queste vengono pubblicate da organi di stampa e/o giornalisti professionisti? Il diritto di replica e il dovere di rettifica sono sempre garantiti?
  10. Viene riservato uno spazio adeguato alle voci della società civile e delle ong, e più in generale dei Paesi a basso reddito, di fatto esclusi dalla possibilità di accedere ad adeguate forniture di vaccini?

I media dovrebbero annotarsi queste domande. Dovrebbero scavare, insistere e scoprire. Perché è ponendo le domande giuste che si riconosce pari dignità a dubbi e necessità. Porre queste domande non significa fare il gioco di una o dell’altra parte; porre una domanda significa cercare la verità al dì la dei propri convincimenti. Non significa assecondare le spinte più irrazionali o minare la campagna vaccinale, al contrario: significa fare il proprio lavoro di giornalisti.

Porre queste domande non significa fare il gioco
di una o dell’altra parte; non significa assecondare
le spinte più irrazionali o minare la campagna vaccinale.
I media non sono lì per creare le condizioni favorevoli
alle buone intenzioni di questo o quel governo
anche quando questo o quel governo
sembrano lavorare per il bene comune.

Certo, le cifre sono importanti, gli scienziati vanno ascoltati e i ciarlatani emarginati, ma i media non sono lì per creare le condizioni favorevoli alle buone intenzioni di questo o quel governo anche quando il governo sembra lavorare per il bene comune. Al contrario, sono lì per aiutare ad articolare un dibattito pubblico cercando la verità in qualsiasi luogo e sotto qualsiasi contraddizione essa si manifesti. Non c’è nulla di più nocivo e controproducente che pensare alla verità come a un’evidenza autoesplicativa.

L’alternativa non è tanto la dittatura o il fascismo
troppe volte evocati a casaccio, ma l’apatia sociale.
Ovvero, l’anticamera di qualcosa di peggio.

Caro e cara no vax e no green pass (che orribili espressioni!), io sono vaccinato. Sono convinto della mia scelta e se vuoi ne potremo parlare, ma credo che la tua posizione sia essenziale, ti dirò di più, conviene a tutti. Lo sforzo di comprensione che una minoranza impone alla maggioranza è infatti imprescindibile per la democrazia. E’ questo sforzo il vero e proprio anticorpo naturale di cui abbiamo bisogno. L’alternativa non è tanto la dittatura o il fascismo troppe volte evocati a casaccio, ma l’apatia sociale. Ovvero, l’anticamera di qualcosa di peggio.

Tuo Luca