Caro Matteo,

Pensavo… mentre parlavi ieri… è proprio vero che ogni essere umano mira alla propria sopravvivenza. E mi son detto, pensa poi un gruppo di esseri umani cosa non dev’essere il suo istinto di sopravvivenza. E cos’è un partito come il tuo se non una forma di gruppo di esseri umani diciamo “istituzionalizzata”?

E allora ho pensato…. sta a vedere… Italia Viva galleggiava intorno al 3% dalla sua nascita – la linea di un encefalogramma piatto, insomma, destinata a spegnersi col passare del tempo. Perché? Ti devi essere chiesto. Cosa posso fare per risollevare le sorti? Per non sparire… (fra parentesi, domande legittime).

Per cominciare, davanti a te avevi una piccola montagna da scalare – o meglio da rimuovere: il consenso coagulato intorno a Conte entre-temps, in cui forse avrai scorso alcuni tuoi potenziali elettori. E poi c’erano i 5stelle e il PD a schiacciarti se non altro perché guardiani pesanti e un po’ rozzi davanti al tesoretto elettorale custodito da Conte. Due facce della stessa medaglia, il PD e i 5Stelle, un’alleanza prima da scardinare, poi da frantumare per infine raccoglierne i pezzi come aveva fatto Mitterrand col PCF ma soprattutto, quarant’anni dopo, Macron coi socialisti (lo hai addirittura confessato tu stesso di voler riservare al PD quello stesso destino per mano tua, no?). E per scardinarla cosa c’è di meglio che togliere il punto d’equilibrio? Il mattoncino che tiene in piedi tutto, cioè Conte?

Per non parlare del fatto che avevi le mani legate, eri azionista di minoranza del governo con due ministre. Quante volte ti sei sentito dire in questi ultimi mesi: “ma senatore lei ha due ministre? Partecipi ai lavori del governo invece che lanciare strali come se Italia Viva fosse all’opposizione”? No?

A quel punto – ti sarai detto – l’emergenza pandemica, la disinvoltura istituzionale di Conte, gli errori inevitabili che qualunque governo sta facendo in questo momento e infine l’arraffato Recovery plan (grazie al quale lo sai meglio di me si tirano su parecchi voti, nevvero?), ti hanno dato l’idea e il coraggio: sfilarti e recuperare visibilità, quella che hai ad esempio da una mese a questa parte e quella che avrai tenendo il governo appeso al voto dei suoi senatori su ogni provvedimento. Quella di cui ti cibi, senza cui non c’è santo, stai male. E ti capisco.

E allora ecco il tuo di Recovery plan per Italia Viva: un sostegno esterno pronto a trasformarsi in minaccia come arma di negoziato. E come antipasto le dimissioni delle ministre. Della serie, non ci credete che arrivo fino in fondo, eccovi qua serviti. Una mossa ardita, certo, ma per nulla incomprensibile. Bisogna sopravvivere dicevo.

Di andare poi a elezioni non credo che tu ne abbia davvero intenzione. Tenere alta l’asticella della tensione, recuperare il proscenio della politica, condurre un negoziato infinito per poi intascarti i dividendi delle eventuali migliorie, questo sì. Come quelli che vengono dopo ma fanno la faccia dei primi, che non hanno fatto il lavoro duro, ma ti dicono che qui e là c’è questo e quell’altro errore che può essere corretto. Un correttore di bozze insomma: minimo sforzo, massimo beneficio. Un correttore che si muove con l’agilità di una sintassi infantile “sì è vero, però…” Molti commentatori lo hanno già sottolineato “dobbiamo dare atto che comunque il Recovery plan è migliorato grazie a Italia viva” o come dicono in molti mutuando la tua faciloneria “sì, però, le critiche mosse al governo sono giuste”.

Rimane però il problema Conte, che farà? Sparirà? Forse non subito. E poi diciamocelo, non è nemmeno il problema principale per ora. Tanto da fuori, dove hai ben piazzato l’armata Iv, i cannoni sono carichi e se anche per un po’ spareranno a salve su Palazzo Chigi, faranno comunque male e quindi il loro sporco lavoro sarà portato a termine.

Insomma, Matteo hai ottenuto il massimo. E sì, lo hai ottenuto con quell’intensità eucaristica di matrice liberal e progressista del populismo di cui parla un mio amico. Traduco: sei un po’ un Trump e un po’ Sarkozy. Basterebbe riascoltare la conferenza stampa di ieri – anche se una volta sola… avanza, credimi – in cui sembri davvero quel disco che bisogna ascoltare al contrario, e non per sentire la voce di Satana, ma per scoprire cosa vuoi veramente dire, il vero senso delle tue parole, che è esattamente il contrario di quello che dici. Insomma: da che pulpito, Matteo? Ma ti sei sentito?

Davvero Conte dirigista? E tu pensi di non esserlo stato? O di non esserlo ora? La democrazia non è una story di Instagram? E tu, che hai per primo introdotto ogni possibile social network e slide per modernizzare la comunicazione politica? Il parlamento esautorato? Ma Matteo, proprio tu, che hai persino defenestrato membri del tuo stesso partito dalle commissioni per cambiarne il voto e che il Parlamento lo usavi essenzialmente da pulpito per le tue arringhe? Che lo hai blindato sul referendum con la fiducia? Le forme della democrazia? E tu pensi davvero di averle sempre rispettate, tu che ti sei proiettato a Palazzo Chigi con un lancio di dadi? Ma insomma, davvero pensi di poter ribaltare ogni volta i tuoi disastri politici sugli errori degli altri?

Comunque ok, ci sei riuscito. La mossa del puledro è riuscita. Ti sei rimesso al centro, non si sa per quanto, ma conti di starci; hai spiazzato le opposizioni, quelle vere, mettendo in scena una dinamica governo-opposizione tutta interna al perimetro della maggioranza (vecchia strategia ma che per un po’ funziona sempre), col risultato che dal proscenio sono spariti Meloni e Salvini. Grazie, grazie, grazie. E adesso ci sei tu e c’è Conte, e sullo sfondo PD e 5stelle. Funzionerà? Per quanto? Il piano B dei responsabili è definitivamente disinnescato o verrà messo in atto alla prima occasione? Non era meglio parlarne con Nicola, Gigi, Giuseppe e Pier Luigi e dire: sentite, ho questa idea geniale… ahh no.. è vero.. mica potevi dire loro che volevi farteli su… e poi, con chi vai più d’accordo – umanamente parlando – in Parlamento? Nicola ti sopporta a mala pena, Gigi non t’ha mai ciecato, Giuseppe neppure e Pier Luigi.. vabbé, lasciamo perdere.

Caro Matteo, che ti devo dire? Parli di politica, e fai bene, ma la politica lo sappiamo benissimo, lo abbiamo capito, lo sai anche tu, gratti un po’ la superficie e ci trovi uomini e donne in carne e ossa che vogliono sopravvivere. Tu non sarai attaccato alle poltrone, al limite, ma alla politica sì, eccome, avrai spergiurato enne volte di lasciarla per fare altro, ma sei sempre lì. Oh.. ti do atto, sei più intelligente di molti altri, ma la media in quel transatlantico è così bassa che non lo prenderei come complimento. Il sacrificio è un’altra cosa, Matteo, mi sa che vuoi sopravvivere e lo capisco, ma gli statisti hanno bisogno di un popolo e di un’opinione pubblica che tu non hai e il sacrificio, caro Matteo, è di un’altra epoca, un’epoca di eroi, non la la tua. RIP Aaron Swartz.

Tuo Luca

Caro Matteo,

ci risiamo, ancora un referendum costituzionale. Ma questa volta cincischi, dici che non ti convince del tutto, gnicchi. E ti posso capire: dare ragione a Giggino non dev’essere facile per te. Sembra che lui ce la stia facendo a portare a casa una riforma costituzionale – per quanto in formato bonsai – e tu invece sei ancora fermo a quel 4 dicembre. Beh, ti capisco. Rode.

Ma alla fine penso come quelli lì dalle mie parti che dicono: “da qualche parte bisognerà pure cominciare”. Penso che questa riduzione metterà al riparo per qualche settimana il governo da ulteriori fibrillazioni, anche se – lo so – mica è finita, ce ne saranno comunque altre, di fibrillazioni. Penso che 600 parlamentari siano in linea con quanto fanno altri paesi di pari dimensioni e che hanno un simile assetto istituzionale. Penso che molte osservazioni di illustri osservatori siano superabili. Penso che l’anti-politica si cibi di tatticismi e personalismi non di numeri. Penso poi che il giorno dopo, come sarebbe stato il 5 dicembre di qualche anno fa, sorgerà comunque il sole e non ci saranno catastrofi democratiche da affrontare.

E infine, caro Matteo, nulla mi toglie dalla testa che anche tu alla fine voterai sì. Ma che fatica dirlo, n’est-ce pas? Però ti prego, non dirlo, sai come siamo noi italiani, votiamo per simpatia e antipatia, siamo scaramantici, e lasciatelo dire: se lo dicessi non è aiuterebbe, anzi.

Sinceramente
Luca

Caro Matteo

è con un misto di sentimenti che ho seguito la tua ultima scelta. Ma tralascio i dettagli. Credo che Lucia Annunziata abbia fatto da giusto e lucido contraltare alla vulgata – pure questa in buona parte vera – che ti vuole scassinatore spregiudicato di un equilibrio appena raggiunto. E vabbé. Ecco le sue parole:

Renzi, insomma, non pone direttamente un pericolo numerico per la stabilità, ma occupa di nuovo lo spazio pubblico: quello dei media, delle polemiche, dei social, insomma di quella agorà permanente che è oggi il vero spazio della politica. Non a caso quello che ha occupato e continua ad occupare Salvini, di cui vuole diventare, come ha detto subito, l’unico antagonista. Il vero pericolo che Renzi costituisce per il Governo, insomma, non è quello di farlo cadere, ma di metterlo in ombra. Ed è già accaduto.

Ti ho ascoltato da Bruno. Ma solo ad un certo punto hai detto una piccola frase che riassume tutto per me. Hai detto:

Ora che non sono più nel PD, che il PD faccia il PD.

Ottimo. Una luce ha rischiarato la stanza. E un geniale Maurizio Crozza ha fatto il resto. E così sia.

Però posso dirti una cosa?

Quello che hai fatto, caro Matteo, è talmente PD. Come a dire, te ne vai da un partito che ti considerava un intruso, che tu sentivi lontano, ma credimi, ti porti dietro più di quanto tu possa pensare di quella cultura politica. Molto di più. E comunque buon viaggio.

Saluti Luca

Cher Manu

Lo so, non ti piace quando ti danno del tu, sei il presidente della Repubblica e ti si deve rispetto. Però ecco, mettiamola così: ti scrivo da amico. E volevo avvisarti di una cosa importante.

Caro Manu, uno spettro si aggira per l’Europa e non è quello del comunismo. Ma è un consulente in carne e ossa. Non abbiamo ancora capito bene chi sia, ma le tue recenti scelte o quanto meno quelle del tuo governo ci hanno fatto capire chiaramente che si è trasferito da voi. Dopo il Regno Unito e l’Italia avevamo perduto le tracce del nostro uomo, ma adesso è chiaro: si aggira nei corridoi dell’Eliseo.

Come facciamo a saperlo?

Ma davvero state pensando di organizzare un referendum lo stesso giorno delle Europee il prossimo 26 maggio per rispondere ai gilet gialli? Se sì. Se davvero è così, caro Manu, stai all’occhio, ma tanto all’occhio e lasciati dire una cosa. Quell’uomo è pericoloso. Lo sappiamo che è molto convincente. Ma è altrettanto pericoloso.

Quell’uomo, tanto fico quanto costoso (immagino), che ti sta consigliando di fare quel referendum è lo stesso che consigliò David Cameron di fare il referendum sulla Brexit; e che consigliò a Matteo Renzi di puntare tutto sul referendum costituzionale. Ormai ne abbiamo le prove. E sai come è andata, vero? Io non so se sia una sorta di malattia di voi altri giovani rampanti 40enni che dovevate cambiare l’Europa, ma questo scommettere tutto, la vita e la morte, su un referendum non funziona, non porta per nulla bene. E quell’uomo lo sa, ma riuscirebbe a convincere Salvini che Angela Merkel in realtà è sua madre.

Quindi: ti lascio la mia email, rivelaci il suo nome. Al resto ci pensiamo noi. Impossibile che statisti come voi non capiscano il pericolo. Che non lo avvertano. Quello lì deve avere dei super poteri. Sicuro. Come è possibile cadere in una trappola così per la terza volta?

Cordiali saluti
Luca

Ecce Bombo

Caro Matteo,

Ormai ho scordato le volte in cui ti sei dimesso. E’ un bene?

Eppure sei ancora lì. E vabbé. Avrai le tue buone ragioni. Ma ogni tanto rifletti: sono le stesse del Paese?

Ti scrivo allora brevemente le mie conclusioni dopo l’ennesima batosta.

Il PD è il partito dei pensionati (27,6%).

Nulla in contrario, in principio. Salvo che poi bisognerà anche farsi due domande. Anche perché guarda qui un altro dato: il PD è il partito meno votato fra i disoccupati (10,3%). Non basta? Il PD è il terzo partito, staccato da oltre 15 punti percentuali dai 5Stelle in tutte le fasce di età, salvo fra gli oltre 65enni dove è primo col 27,3% ma lì, il M5stelle è a un passo col 27,1%.

Devo aggiungere?

Fra i dipendenti pubblici e quelli privati il M5S si porta via un bel bottino: il 41,6% dei voti dei dipendenti pubblici e il 34% dei dipendenti privati.

Non c’è livello di educazione che veda il PD primeggiare. Nemmeno i laureati o il buon senso della licenza elementare vi perdona.

Tu dici? Ma almeno i ceti benestanti, la borghesia? No. I ricchi, gli autonomi, gli artigiani, commercianti vi hanno mandato a quel paese. Sonoramente. Meglio del PD fanno tutti, Lega e FI compresi.

Ora una sola domanda, Matteo: là dove c’era il 40% ora c’è?

PS: Scordavo: qui trovi altre cifre interessanti