Caro presidente del Consiglio,
lei ha un bel da dire che il sì è per il futuro, il no guarda al passato, che il sì è per la speranza e il no è il frutto della paura. Slogan con un certo effetto, ma privi di sostanza immediata. Allora mi permetto: vada dritto al punto e risponda a qualche domanda secca, con precisione, senza girarci intorno. Solo così, penso, scioglierà i dubbi di molti indecisi.
- Molti dicono che la riforma, insieme alla legge elettorale, darebbe un potere eccessivo a un solo partito e al suo candidato alla presidenza del consiglio? E’ vero?
- Come funziona esattamente il nuovo Senato? E’ vero che anche con la riforma il ping pong fra le due camere non sarebbe comunque evitato? E perché i rappresentanti locali dovrebbero (e in che misura potrebbero) usufruire dell’immunità parlamentare?
- Qualcuno sostiene inoltre che il Senato così come ideato privi i cittadini di un voto e quindi riduca il livello di democrazia. Cosa ne dice?
- Quale maggioranza ha sostenuto la riforma in Parlamento?
- Diversi costituzionalisti, emeriti e non, come Annibale Marini o Gustavo Zagrebelsky, pongono anzitutto un problema di metodo, un peccato all’origine. La Corte Costituzionale ha ritenuto anticostituzionale il sistema elettorale (il cosiddetto “Porcellum”) con cui è stato eletto il presente Parlamento. Quest’ultimo si sarebbe dovuto quindi dimettere. E invece si è addirittura arrogato il diritto di promuovere una riforma costituzionale. Come stanno le cose?
Eviti poi di sottolineare le contraddizioni del fronte del no. Ci sono e sono parecchie, ma facendolo dà spazio a tesi che lei non condivide. Le sfrutti semmai per chiarire puntualmente come la riforma può risolvere i problemi.
Infine, perché no, la inviterei una volta per tutte a descrivere concretamente i due scenari possibili che secondo lei potrebbero prendere corpo all’indomani del voto.
Se vincesse il sì:
- procederà a un’epurazione all’interno del partito?
- Che tempi si da’ per la verifica ed eventuale approvazione di una nuova legge elettorale?
- Quali priorità nazionali e internazionali affronterà nei successivi sei mesi?
E nel caso del no:
- si dimetterà? E con lei il gruppo dirigente del PD?
- Accetterà invece un Renzi II con l’appoggio di altri partiti ora fuori della maggioranza?
- Come cambierà il rapporto con la minoranza dem che almeno per il momento appare schierata sul no?
Cordiali saluti
Luca