Matteo Renzi

Caro Renzi, ecco come vincere

Caro presidente del Consiglio,

lei ha un bel da dire che il sì è per il futuro, il no guarda al passato, che il sì è per la speranza e il no è il frutto della paura. Slogan con un certo effetto, ma privi di sostanza immediata. Allora mi permetto: vada dritto al punto e  risponda a qualche domanda secca, con precisione, senza girarci intorno. Solo così, penso, scioglierà i dubbi di molti indecisi.

  1. Molti dicono che la riforma, insieme alla legge elettorale, darebbe un potere eccessivo a un solo partito e al suo candidato alla presidenza del consiglio? E’ vero?
  2. Come funziona esattamente il nuovo Senato? E’ vero che anche con la riforma il ping pong fra le due camere non sarebbe comunque evitato? E perché i rappresentanti locali dovrebbero (e in che misura potrebbero) usufruire dell’immunità parlamentare?
  3. Qualcuno sostiene inoltre che il Senato così come ideato privi i cittadini di un voto e quindi riduca il livello di democrazia. Cosa ne dice?
  4. Quale maggioranza ha sostenuto la riforma in Parlamento?
  5. Diversi costituzionalisti, emeriti e non, come Annibale Marini o Gustavo Zagrebelsky, pongono anzitutto un problema di metodo, un peccato all’origine. La Corte Costituzionale ha ritenuto anticostituzionale il sistema elettorale (il cosiddetto “Porcellum”) con cui è stato eletto il presente Parlamento. Quest’ultimo si sarebbe dovuto quindi dimettere. E invece si è addirittura arrogato il diritto di promuovere una riforma costituzionale. Come stanno le cose?

Eviti poi di sottolineare le contraddizioni del fronte del no. Ci sono e sono parecchie, ma facendolo dà spazio a tesi che lei non condivide. Le sfrutti semmai per chiarire puntualmente come la riforma può risolvere i problemi.

Infine, perché no, la inviterei una volta per tutte a descrivere concretamente i due scenari possibili che secondo lei potrebbero prendere corpo all’indomani del voto.

Se vincesse il sì:

  1. procederà a un’epurazione all’interno del partito?
  2. Che tempi si da’ per la verifica ed eventuale approvazione di una nuova legge elettorale?
  3. Quali priorità nazionali e internazionali affronterà nei successivi sei mesi?

E nel caso del no:

  1. si dimetterà? E con lei il gruppo dirigente del PD?
  2. Accetterà invece un Renzi II con l’appoggio di altri partiti ora fuori della maggioranza?
  3. Come cambierà il rapporto con la minoranza dem che almeno per il momento appare schierata sul no?

Cordiali saluti
Luca