La riforma? Forse anche anche, ma il sistema elettorale mai e poi mai!

Ci sarai incappato anche tu, prima o poi ci si incappa ogni volta che si vuole discutere del referendum costituzionale. Il problema, insomma, sarebbe l’Italicum. Ovvero quel nuovo sistema elettorale votato con la fiducia dal parlamento con cui verrebbero eletti i deputati alla Camera. Il condizionale è d’obbligo. Mancano ancora alcuni dettagli per capire come funzionerà la nuova legge elettorale. Un accordo fra maggioranza e minoranza PD è stato inoltre trovato per modificarlo. La corte costituzionale, poi, si deve ancora pronuciare sulla costituzionalità (dubbia) dell’Italicum. E lo farà dopo il referendum. Quello che però sembra certo è che qualsiasi cosa accada nelle prossime settimane, alle prossime elezioni politiche non si voterà con l’Italicum.

Ma allora?

Aspetta. Partiamo da capo. L’Italicum è stato voluto e sostenuto soprattutto da PD e Forza Italia all’inizio, poi Forza Italia si è sfilata. E’ stato infine votato da PD, NCD, UDC, SC, CD, PSI, MAIE. Ed è attualmente già in vigore. Non voteremo insomma sull’Italicum il 4 dicembre perché è già legge.

Vabbé, e cosa prevede sto benedetto Italicum?

Secondo questo nuovo sistema elettorale il partito che vince le elezioni si porta a casa (o meglio alla Camera) 340 deputati, l’opposizione i restanti 290. E questo in funzione di un premio di maggioranza per chi vince. In parole povere: chi arriva prima viene premiato con 50 seggi in più alla Camera, ovvero col 55% sul totale dei seggi.

Ma poiché il nuovo Senato – passasse la riforma – non viene più eletto direttamente dai cittadini (ma semmai attraverso una loro indicazione al momento delle elezioni comunali e regionali), e visto che i senatori avranno meno poteri, il fatto che una lista o un partito invece ottenga alla Camera una maggioranza di 50 seggi in più rispetto alle opposizioni, spaventa molti. Qualcuno parla addirittura di rischio di deriva autoritaria.

E tu dirai: ma se alla fine non voteremo con l’Italicum come ci hai detto all’inizio che senso ha questa discussione? Beh. Per molti del fronte del no votare “no” significa proprio essere sicuri che di Italicum non se ne parlerà più. Il “no” travolgerebbe l’Italicum una volta per tutte costringendo il parlamento a riformularlo se non addirittura a riscrivere una nuova legge elettorale o ancora ad andare a votare con un sistema elettorale sostanzialmente proporzionale (così come è successo per il defunto Porcellum, il sistema elettorale che avevamo prima, dichiarato incostituzionale dalla Consulta e dalla Consulta sostituito di fatto con un proporzionale detto Consultellum). Ti chiederai perché?

Perché, in attesa della sentenza della corte costituzionale sull’Italicum, se vincesse il no, il Senato e la Camera rimarrebbero in piedi così come sono. Il Senato verrebbe eletto con il Consultellum (l’Italicum si applica solo alla Camera). E si avrebbero dunque due sistemi diversi per due camere con pari diritti. Una situazione che difficilmente la Consulta approverebbe. Per non parlare del fatto che il principale sostenitore della riforma, il PD, uscirebbe con le ossa rotte all’indomani del 4 dicembre e quindi si troverebbe politicamente costretto a modificare la legge elettorale (cosa che per altro ha già annunciato voler fare con l’accordo con la minoranza dem) o ad andare a elezioni secondo quanto detterà la Consulta.

Se vincesse il sì, invece – sostiene il fronte del no – non si avrebbe la certezza di una modifica radicale dell’Italicum, tuttalpiù una sua revisione, che però andrebbe comunque (ri)negoziata ulteriormente senza più avere tuttavia in mano la carta del referendum costituzionale da giocare. Per il PD di Renzi la strada sarebbe in discesa e la scelta spetterebbe a lui, Consulta permettendo.

Riassumendo: uno dei principali motivi per votare no alla riforma, secondo molti, è quello di uccidere nella culla il nuovo (ma a dire il vero già moribondo) sistema elettorale, detto Italicum. Una legge pensata per garantire la governabilità ma che molti considerano eccessiva soprattutto in considerazione del fatto che il Senato non fungerebbe più da camera di compensazione per le eventuali stronzate che la Camera potrebbe fare, poteva fare o ha fatto nel passato.

Rimane un ultimo dubbio che ti lascio come riflessione

Nel 2008, alle elezioni politiche, Berlusconi vinse con Il Popolo della Libertà ottenendo il 46,31 % dei suffragi. In vigore c’era il Porcellum (quella legge elettorale poi definita incostituzionale dalla Consulta).

Berlusconi si portò alla Camera 344 deputati e 174 senatori al Senato. Quattro deputati in più rispetto a quanto si porterebbe il vincitore con l’Italicum (di seguito le tabelle precise dei voti). Fu dunque l’esistenza di un Senato eletto e paritario a impedire l’eventuale deriva autoritaria? O il fatto che non era un partito ma una coalizione quella che vinse le elezioni? E il fatto che sia un partito, secondo l’Italicum, a vincere, siamo sicuri che al suo interno non ci possano essere divergenze di opinione e di scelte come avvenne nella legislatura vinta da Berlusconi? Lo spauracchio della deriva autoritaria non nasconde forse l’annosa, costante, e anche un po’ pelosa e spasmodita attenzione che i partiti hanno sempre dimostrato nei confronti di ogni sistema elettorale? Ovvero quel sistema che garantisce loro e ai propri parlamentari di essere eletti? In che rapporto dovrebbero stare “governabilità” e “partecipazione” nella composizione delle camere?

Ma soprattutto, se l’Italicum è destinato ad essere modificato se non addirittura sostituito, cosa c’entra con la riforma elettorale? Perché questo – non so tu – è il mio unico vero dubbio o semi certezza. Se vuoi votare no perché non ti piace la riforma, prego, vieni avanti, ma se vuoi votare no per abolire l’Italicum anche se alla fine la riforma non ti dispiace. Beh. Tanto di Italicum così com’è non se parlerà più, comunque vada.

Camera (elezioni 2008)

Lista Seggi
Il Popolo della Libertà
Lega Nord
Movimento per l’Autonomia
Totale Coalizione di centro-destra
276
60
8
344
Partito Democratico
Italia dei Valori
Autonomie Liberté Démocratie
Totale Coalizione di centro-sinistra
217
29
1
247
Unione di Centro 36
Südtiroler Volkspartei 2
Movimento Associativo Italiani all’Estero 1
Totale 630

Senato (elezioni 2008)

Lista Seggi
Il Popolo della Libertà
Lega Nord[138]
Movimento per l’Autonomia
Totale Coalizione di centro-destra
146
26
2
174
Partito Democratico[139]
Italia dei Valori
Totale Coalizione di centro-sinistra
119
14
133
Unione di Centro 3
Südtiroler Volkspartei[122] 3
Vallée d’Aoste 1
Movimento Associativo Italiani all’Estero 1
Totale 315

La banalità del male

Sono certo che ci sono idee più degne delle mie. Ci mancherebbe. E che in entrambi i fronti, no e sì, ci siano ottime ragioni e persone straordinarie. Se ci arrabbiamo gli uni con gli altri, il peggio arriva quando prendiamo in prestito quello che ci suggeriscono i politici. Facciamo il verso ai loro litigi in TV.

E penso che tutto questo parlare di Costituzione ci faccia bene. E’ un buon segno.

Ma più si avvicina il 4 dicembre e più mi sembra chiaro che la qualità della vecchia e della nuova costituzione sia un di cui. Marginale. E forse non potrebbe essere altrimenti. Hai un bel da dire che non dovrebbe essere così. E’ così. E’ sempre stato così. E così sarà il 4 dicembre.

Con l’arrivo di Trump, poi. Tutti ad accapparrarsi il trofeo di chi è più vaffa o più contro l’establishment; di chi è piu’ in linea con questa supposta ondata populista che soffia dall’atlantico fino agl’Urali e che porterà Marine Le Pen all’Eliseo, che travolgerà il referendum, e manderà in pensione Frau Merkel ecc.

La verità? La verità è che voteremo per il PD di Renzi o per il Movimento 5 Stelle di Grillo. Entrambi hanno spaccato il paese, polarizzato l’opinione pubblica, il primo attraverso la propria attività di governo soprattutto e il secondo grazie alla sua opposizione. Hanno accellerato, diviso, inciso, scelto o dichiarato e per questo il primo soffre e il secondo gode di una controreazione alla propria azione. Tutto ciò che sta intorno, sotto, sopra, a destra o a sinistra è ornamentale se va bene, parassitario nella maggior parte dei casi, paraculesco nel peggiore.

E allora raccontiamocene di meno. Su questo o quell’articolo. Sul sistema elettorale che non va, che poi si corregge, che pero’ non ancora, allora metti una virgola qui. Encore un petit effort, les Italiens!

Il presente ha urgenza di verità. Il futuro di orizzonti. Non è il momento di scansarsi, non scansatevi. Dite le cose come stanno. Sono le prove generali di un ballottaggio. Perché oltre a Renzi e ai 5 Stelle non c’è nulla all’orizzonte. Nemmeno Trump.