Ho appena finito di ascoltare il suo tuo discorso all’assemblea nazionale del PD. Tralascio tutto. Tralascio il congresso, i neon, i fiori e la primavera, tralascio persino Giacchetti che insulta Speranza, il mattarellum, lo straperdere al sud e nel web, l’autocritica, la profondità vera o presunta dell’analisi, il nulla detto in difesa delle politiche economiche intraprese in questi due anni. Facciamo che mi concentro su un unico punto. Che basta quello.
Il mio errore principale è stata non tanto la personalizzazione, ma la politicizzazione del referendum, non l’ho vista arrivare.
Ecco, caro Matteo. Non aver visto, o dire ora di non aver visto lo scontro politico che si stava consumando intorno al 4 dicembre è la roba più drammaticamente sconcia che mi sia mai toccato sentire negli ultimi anni. No, perché te lo dico col sorriso sulle labbra come ami ripetere tu: se non l’hai visto davvero e con te non l’hanno visto i tuoi compagni di strada allora c’è un problema. Ma un problema grave. Tipo che di politica non ci capisci una mazza. Oh, ben inteso, col sorriso sulle labbra. E senza rancore. Ma la cosa, bada bene, non è soltanto grave. E’ di un’enormità imbarazzante. Altro che autocritica. Qui siamo ai fondamentali, è come pretendere di laurearsi in politica senza aver fatto elementari, medie e superiori. Non so se hai presente.
Saluti
Luca