Ma hai visto con che razza di gente voterai?

Entrambi i fronti offrono la sponda a questa critica. Di qua D’Alema, Bersani, Brunetta, Berlusconi, Salvini, De Mita, Meloni, Casa Pound, Anpi, Cgil ecc.. ecc.. dall’altra Alfano, Verdini, Marcello Pera, Sandro Bondi, Veltroni, Cacciari, solo per fare qualche esempio. Come a dire, se le novità in campo politico non sono tante, né evidenti, il vecchio, l’usato insicuro, quello è relativamente facile da individuare e sta un po’ ovunque. Qualcuno di questi personaggi, poi, può starti più simpatico di altri, ma vedrai che a ben cercare, troverai in uno come nell’altro campo quel nome che ti farà sobbalzare dalla sedia, che ti spingerà indirettamente a porti la seguente domanda: possibile che io sia d’accordo con lui o con lei? Che voti come lui o come lei? Possibile che Casa Pound voti come l’Anpi? O Veltroni come Marcello Pera (dimenticavo, nel caso non ti ricordassi chi è Marcello Pera, temo valga la pena rinfrescarsi velocemente la memoria).

Per entrambi gli schieramenti la prima risposta è la più ovvia e la più corretta da un punto di vista formale: “ti stai facendo una domanda che non ha senso, stiamo votando la Costituzione che è di tutti, e non c’è nulla di più naturale che posizioni politiche diverse possano concordare sulla carta comune, in positivo o in negativo. Non stiamo scegliendo un partito, cioè una parte, ma stiamo decidendo su ciò che accomuna tutte le parti”.

Vero, ma. Proviamo a rifletterci insieme un attimo. Perché io, invece, ho come l’impressione che per per il fronte del no, la cosa risulti molto più logica e più naturale. Per il fronte del sì più difficile e però più significativa.

Da un lato, infatti, hai il testo della riforma proposa su cui confrontarti; dall’altro hai la costituzione attuale e tutte le modifiche possibili alla costituzione non contemplate dalla riforma. Non so come la vedi tu, ma a me sembra banale, logico e foss’anche naturale che a D’Alema capiti di votare “no” come Casa Pound; entrambi hanno sicuramente due visioni diverse su come dovrebbe essere la costituzione, ma questo è secondario. Entrambi, però, concordano senza dubbi su un punto: che non deve essere come quella proposta, tutto qui.

Per il fronte del sì non è così, al contrario. Che Verdini e Renzi, Marcello Pera o la Cisl siano d’accordo sul votare sì, vuol dire che pur avendo posizioni politiche diverse, concordato su una cosa: che la riforma proposta sia da sostenere. Ma quella lì, quella scritta e votata, quella di cui si parla nel referendum e non altre o sue varianti.

Per questo, vedi un po’ tu se ti può servire come riflessione, credo che la differenza fra i vari protagonisti abbia un peso specifico diverso nei due schieramenti. Perché mettere d’accordo su una cosa, nero su bianco, è diverso che mettere d’accordo sul fatto che quella cosa non va bene. In altri termini: è più difficile mettere d’accordo due o più persone sul fatto che una parete è bianca, perché inevitabilmente molte più persone diranno che non è nera, non è viola, non è gialla, non è blu o appunto non è bianca, ma semmai beige.

In conclusione: che nel fronte del no ci siano persone con tradizioni e interessi completamente diversi ha un’importanza tutta relativa. Sono semplicemente accumunati dal fatto che quella cosa lì non la vogliono. Su tutto il resto, compreso su come potrebbero riformare la costituzione possiamo solo ipotizzare che non concorderanno mai. Che invece sul fronte del sì ci siano delle cosiddette convergenze dimostra un superamento delle proprie posizioni in favore di un progetto chiamato riforma. La cosa è ben più difficile e quindi, a mio parere, meriterebbe più attenzione.

La ditta, il palazzo e l’uomo nero

Caro Bersani,

finalmente. Al di là delle metafore, poche righe ben più comprensibili che interrogano e rispondono di politica. Scritte oggi sulla sua pagina Facebook, all’indomani della elezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

Il voto americano parla anche di noi. Nel mondo ripiega la globalizzazione. Si affacciano protezionismi e pensieri aggressivi verso le persone e le merci di fuori. Gli establishment interpretano la fase precedente, in via di superamento. Ovunque, anche in Europa, c’è una nuova destra in formazione. Non è una destra liberista, è una destra della protezione. Se vogliamo impedire che vinca ovunque dobbiamo attrezzare una sinistra larga che abbandoni le retoriche blairiane delle opportunità, delle flessibilità, delle eccellenze e scelga la strada della protezione sulla base dei propri valori di uguaglianza. Mettendo tutti e due i piedi fuori dagli establishment e dentro le periferie sociali, rilanciando i diritti del lavoro e le battaglie di uguaglianza, difendendo i principi di base del welfare universalistico secondo i quali davanti a bisogni fondamentali non ci può essere né povero né ricco. Non c’è da perdere tempo. Per dirla in bersanese: la mucca nel corridoio sta bussando alla porta.

La sua è un’opzione politica, tutta politica. Che però sembra intendere: basta la terza via. Torniamo all’opposizione. Ora, le chiedo:

  1. possibile che non sia possibile fare entrambe? Servire le opportunità e nello stesso istante rimettere entrambi i piedi dentro le periferie sociali? Rilanciare i diritti del lavoro e coltivare le eccellenze? Permettere la flessibilità nel pieno diritto dell’uguaglianza? Perché vedere le cose in contrapposizione?
  2. E infine, ammesso che lo siano, fare quello che lei dice dove starebbe in contraddizione con la riforma elettorale e l’Italicum? Perché apre le porte all’uomo nero?

Io, ho come l’impressione che lei stia dicendo: ragazzi, lasciamo tutto com’è, e prepariamoci all’ondata di merda che sta arrivando. E’ così? Non è un po’ tardivo come allarme? Lei, l’uomo delle liberalizzazioni, ora, ci viene a dire che Trump, Farage, Grillo, Le Pen sono brutti sporchi e cattivi e che bisogna trattare l’architettura istituzionale in modo tale da impedire loro di arrivare al potere. La lezione di Hillary Clinton non è bastata?

Saluti
Luca

Dopo il 4 dicembre, il diluvio

Gent.mo professor Zagrebelsky,

ho finito ieri il suo libro “Loro diranno, noi diciamo” per cui la ringrazio. Fa chiarezza, ripercorre, ricostruisce e spiega le ragioni del no in modo chiarissimo.

Loro diranno, noi diciamo di Gustavo ZagrebelskyMi corregga se sbaglio, ma ho come l’impressione che, al di là dei punti critici, non chiari e potenzialmente distorsivi di questa riforma, ci sia un punto centrale che lei critica e che non smette di sottolineare lungo tutto il libro. Per semplicità dirò così: tutto l’iter, dai suoi albori fino ad oggi, è una sequela di forzature al limite se non in alcuni casi ben oltre il lecito.

Lei omette, ovviamente di approfondire i perché di tali forzature, e non per scorrettezza intellettuale, ma perché quello che la preoccupa principalmente è come sia stata scritta, proposta, discussa e votata questa riforma, più che il contenuto della stessa. Nel merito – come si suol dire di questi tempi – lei ci entra eccome, e puntualmente analizza e smonta. Non mancano, come ovvio che sia da parte di un costituzionalista, le critiche nel contenuto. A me pare, tuttavia, che se anche la riforma fosse ben scritta, ben calibrata, insomma, condivisibile, rimarrebbe il problema: questa riforma è stata promossa da un governo (orrore), e non da un’assemblea costituente; da un governo, espressione di un parlamento dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale (orrore, orrore); votata a botte di tagliole, canguri, sostituzioni in commissione, fughe in avanti, il tutto con presidenti delle Camere e della Repubblica consenzienti (orrore, orrore, orrore), e quindi senza un vero e proprio dibattito parlamentare (orrore, orrore, orrore e ancora orrore).

Giustamente lei ricorda più volte al lettore come si dovrebbe promuovere, discutere e votare una riforma costituzionale; su chi sarebbe meglio la promuovesse e spiega come da una genesi così maldestra e sbagliata non possa nascere qualcosa di buono.

Tutto vero e mi creda se le dico che i sostenitori del sì dovrebbero leggerlo il suo libro e dovrebbero farlo, urgentemente, prima del 4 dicembre.

Quello che mi chiedo, però, e che a questo punto le chiedo è: perché nessun gruppo parlamentare (penso soprattutto a chi ha fatto parte del fronte del no sin dal principio) non si è messo di traverso in modo netto e radicale? Se la genesi di questa riforma è così malsana e preoccupante perché non scendere in piazza? Insomma, parliamo della Costituzione! E invece tutti o quasi hanno collaborato o tentato di collaborare per portarla in porto. Persino i Cinquestelle (non tanto sulla riforma su cui avrebbero dovuto fare molto di più e di diverso stante le cose) si sono seduti intorno a un tavolo col governo per  discutere del sistema elettorale Italicum.

Professor Zagrebelsky, quello che lei descrive e spiega nel suo libro è al limite del golpe, del colpo di stato giuridico, se non proprio una violazione costituzionale. Possibile che nessuna opposizione si sia svegliata a tal punto da dire no e sin dall’inizio abbia detto così non si può fare, perchè comunque vada sarebbe un disastro? E nel caso vincesse il sì dobbiamo attenderci il diluvio? Infine perché, secondo lei, le forzature impresse dal governo sull’iter costituzionale, non hanno trovato quella resistenza che un golpe meriterebbe (oltre alla favola dei mille, diecimila, 82milion di emendamenti a quasi ogni passaggio in commissione o in aula)?

Una certa idea, professore, io me la sono fatta. Penso che lei descriva nel suo libro – e non può fare altrimenti – il mondo dei sogni, quello che succede nei libri, come in sostanza sarebbe dovuta andare. Ma che in Italia, come altrove, non sia possibile fare altrimenti se non forzando la mano. Che questa sia la cifra del nostro presente, soprattutto, incampace di rinnovarsi seguendo pedissequamente le regole a disposizione. Che il cambiamento in ambito politico, tanto diffuso quanto lo capisco pericoloso, che sta trasformando l’arte pubblica negli ultimi 20 anni sta proprio qui: un normale, legittimo, corretto processo riformatore non è possibile, vuoi per la velocità verso cui le nostre società sono spinte o vuoi per la qualità delle classi dirigenti come lei sostiene quando accusa la politica di mancanza di capacità e volontà. E’ una conclusione amara, la mia, può ben immaginarlo. Un autocritica allo stato di diritto, ma sopratutto alla sua classe dirigente che anche fra i suoi più alti e anziani rappresentanti (veda Bersani, D’Alema, Napolitano ecc..) balbetta sì, poi ni, poi no. Non sono certo entusiasta di questa riflessione, anzi, mi preoccupa enormemente, ma ho la strana sensazione che sia vera. E come tale, con questa verità bisogna fare i conti. Anche lei, in fondo, gentilissimo professore.

Cordiali saluti
Luca

Ecco a chi lasceremo l’Italia

Gent.mo Berti,

a lei e al M5S toccherà dunque occuparsi dell’Italia e degli italiani dal 5 dicembre prossimo nel caso in cui vincesse il no al referendum costituzionale.

La cosa non mi rassicura, ma di questo sono certo se ne farà una ragione. Il mio giudizio non conta per lei, immagino.

La cosa, però, evidentemente non preoccupa neppure Bersani, D’Alema, De Mita, Brunetta, Berlusconi o Salvini che sperano così di potersi guadagnare un raggio di sole dopo mesi forse anni di ombra.

E mi spiace constatare come non dispiaccia neppure a parte degli elettori di sinistra che voteranno no a un riforma promossa dal principale partito di sinistra. Ma tant’é.

schermata-2016-11-01-alle-22-09-10A lei, giovane imprenditore di una start-up, candidato governatore del Movimento 5 Stelle nel 2014 per il Veneto, e oggi consigliere regionale veneto, a lei mi piacerebbe chiedere in che cosa il programma della P2 assomiglia alla riforma Renzi-Boschi come lei stesso ha sentito l’urgenza di far sapere a mezzo mondo. Ma temo che la risposta non possa che rafforzare il timore e l’inquietudine che provo nel pensare il Movimento Cinque Stelle (partito che reputo sostanzialmente di destra) alle prese con il governo del paese. Le risparmio dunque qualsiasi spiegazione semmai le venisse voglia di darla. Il suo post sulla morte di Tina Anselmi esaudisce ogni mia più recondita curiosità al proposito. Come lei non sarà certamente interessato alla mia opinione di cittadino, da questo momento, nemmeno io sono più interessato alla sua.

Cordiali saluti
Luca