Cara Giorgia,

è un po’ che non ti scrivo, ma da qualche tempo un pensiero mi gironzola intorno come quelle zanzare di notte che non ti lasciano dormire. Ricordi l’ultima lettera? No? Tutta quella pappardella che ti scrivevo per capire perché mai non ti dicessi una volta per tutte antifascista. Ti ricordi? E se invece il vero problema non fosse l’antifascismo che non senti tuo, ma l’anticomunismo di cui viceversa mi sembri particolarmente infervorata?

Ci pensavo e mi dicevo che forse guardiamo il problema da un punto di vista sbagliato. Il problema potrebbe non essere tanto che molti come te non si riescono a dire antifascisti, ma che covate un sentimento anticomunista talmente radicato e radicale che non vi permette di farlo. Pena: dover abbandonare quest’ultimo in favore del primo.

Non credo nemmeno che la soluzione sia quella di equiparare i due totalitarismi, fascismo e comunismo, per poterne venire fuori. Anche di questo ti ho scritto nell’ultima lettera che spero tu abbia ricevuta. No. E’ che l’anticomunismo è in realtà talmente profondo e diffuso che non solo produce consenso, ma è proprio parte integrante e fondativa della destra italiana.

Per quanto riguarda il consenso, beh, basta ricordare che lo stesso Berlusconi ne ha approfittato fin dalla sua “discesa in campo” necessaria – diceva – per salvare l’Italia dai comunisti. Ma è sull’anticomunismo come elemento fondativo della destra italiana (e forse non solo italiana) che varrebbe la pena riflettere. Perché non credo nasca da questioni ideologiche o programmatiche o per idee a volta così divergenti da non poter essere conciliabili, non è per questo che la destra italiana è anticomunista. Quell’anti dice molto di più. Dice che non c’è compatibilità. Dice: o uno o l’altra, insieme non è possibile perché uno nega l’altro. Come due galli in un pollaio, per dirla alla buona: non possono starci. Dice che nel secondo dopo guerra e negli anni settanta gli uni hanno sperato o addirittura pianificato la sparizione degli altri (a discapito per altro della maggioranza che non necessariamente era “anti” o nemmeno si poneva il problema negli anni ’70), e dice che per questo c’è un conto da pagare.

A destra si è fatto un lungo percorso per rielaborare i lutti, personali e politici, per elaborare una nuova via, ma per farlo non si è mai voluto abbandonare questo anticomunismo, collante e gene esistenziale e irrinunciabile. La stessa cosa è stata fatta a sinistra, un lungo percorso che ha cercato di rielaborare gli orrori sovietici e non solo quelli; ma pure in questo caso senza mai voler rinunciare un solo istante all’antifascismo.

Inutile ripeterti a questo punto,che le due cose non sono equiparabili, da questo orecchio non ci senti. Te ne ho parlato nella scorsa lettera alla quale, però, ancora una volta non hai voluto rispondere. Ma tant’é, il punto è che non ci senti, perché quello che è rimasto è rancore e dolore che acceca. Al minimo screzio, come in una coppia divorziata da molto tempo, tutto torna in mente come l’acidità di stomaco da cui si sperava di essere ormai guariti.

Il dato politico che rimane a terra, tuttavia, è che in Italia esiste eccome l’anticomunismo; non è sancito da nessuna legge e nemmeno viene evocato di striscio nella costituzione, ma perché in Italia di regimi comunisti non ce ne sono stati, di dittature fasciste invece sì. E hanno lasciato bruttissimi ricordi, agli uni come agli altri.

Per lungo tempo a destra si è parlato di pacificazione a tal proposito, a indicare una possibile via di uscita. Ma non è vera pacificazione quella che si proponeva. E’ sempre stato un abbaglio, un busto sbagliato in casa La Russa, uno specchietto per le allodole, e tu lo sai benissimo. Il capovolgimento degli ultimi anni è proprio lì a dimostrarlo. Trump, Putin, il sovranismo, il populismo, sono stati la prova provata che una certa destra non ha mai accettato un valore esistenziale grazie a cui si è comunque evoluta: la democrazia. Quale pacificazione era dunque possibile con chi ha minato e mina ancor più oggi le fondamenta comuni, quelle locali, nazionali ed europee?

Insomma, il re è nudo. Quello contro cui eravate, diciamo il comunismo e i comunisti, per la destra italiana si sta rivelando per ciò che era ed è e sta assumendo il volto vero di quello che sei stata e sei, cara Giorgia: una politica con profonde pulsioni illiberali, come Trump, Putin e i sovranisti. L’anticomunismo resta qualcosa di facciata, di nostalgico, di pretestuoso, come a volte lo è l’antifascismo per altro, e su questo ti do ragione. Il vero snodo centrale è che questi due “anti” stanno lì a dirci qual è oggi il vero rischio, il vero “anti” a cui dovremmo prestare attenzione e forse un giorno riarmarci ma davvero… di buona volontà. L’antiliberalsimo.

PS: dici che c’è anche nella sinistra quest’antiliberalismo? Cara Giorgia, contenta tu. A me sembra piuttosto che sia evaporato oltre 40 anni fa. Ma pensala come vuoi. Peccato, però… come diceva il Marchese de Sade: bastava ancora un piccolo sforzo per diventare repubblicani.

Sinceramente
Luca

Cara Giorgia,

questa cosa dell’antifascismo che ti trascini dietro da così tanto tempo…. (no dai, non sbuffare, aspetta…) non è mica la solita tiratela che si può derubricare a tattica per non deludere quattro teste rasate (che quattro non sono, ma questo è un altro problema), al contrario, è un problema serio, sai.

Ma perché non dici di essere antifascista? Sarebbe così semplice e ti si aprirebbe un’autostrada davanti.

Allora diciamolo una volta per tutte. La tua insistenza ha un obiettivo politico con cui confrontarsi.

Cominciamo col dire che: l’Italia, e cioè una parte (minoritaria) degli italiani e delle italiane, è tuttora orgogliosamente legata a una parte della storia fascista. Per storia personale, studi o ignoranza o credo, è così. Ma allo stesso tempo, come dici tu, il fascismo è stato un fenomeno storico che si è concluso. Non nei migliori dei modi converrai, ma si è concluso.

Prova ne è che oggi, tu stessa lo dici apertamente: “Non sono fascista” (e ci mancherebbe). Non sei fascista per questioni anagrafiche, dici: sei nata negli anni ’70. Il fascismo si è concluso e tu non eri ancora nata.

Ma dopo la guerra un altro fascismo o post fascismo in cui affondano le tue radici ha dovuto convivere con l’antifascismo costituzionale, politico e sociale lungo tutta la storia repubblicana; ha dovuto fare i conti con quella egemonia o presunta superiorità morale dei vincitori che per tutti quegli anni ha fatto del fascismo-post-fascismo un oggetto politico sospetto, inaffidabile e pericoloso; e proprio per questo è stato marginalizzato, aggredito, stigmatizzato e mortificato o appiattito su posizioni estreme, reo di nascondere nel cappotto pulsioni illiberali o squadriste.

Questa tua storia ha fatto un lungo percorso, e proprio per tutto quello che ha passato ed elaborato, non è pronta a definirsi come coloro che l’hanno costretta nel purgatorio per decenni o che l’hanno trattata da appestata se non peggio per così tanto tempo.

Fabio Rampelli, ad esempio, dopo aver ribadito “io sono contro i totalitarismi, che si compongono di nazismo, fascismo e comunismo. Io sono contro nazismo, fascismo e comunismo”, ha recentemente detto sull’antifascismo:

Dobbiamo solo fare un distinguo sull’antifascismo. Perché l’antifascismo non è stato solo quello di coloro i quali hanno combattuto il fascismo per dare all’Italia una democrazia, lì dentro c’erano anche gli antifascisti che volevano sottomettere l’Italia a Mosca, e quindi passare da una dittatura all’altra. C’è anche un antifascismo militante che ha contraddistinto la storia dal 1945 fino ai giorni nostri che ha usato la violenza contro ragazzi inermi.

Fabio Rampelli (15 ottobre 2021, LA7)

Non siamo dunque antifascisti per due ragioni – sembra dire Rampelli – la prima è che il fascismo storico non fu “il male assoluto” (frase erroneamente attribuita a Gianfranco Fini e da cui tu non ti dissociasti perché mai detta in questi termini). Così come l’antifascismo non è il bene supremo. Come a dire: va riequilibrato il peso concesso alle ragioni o ai torti dell’una come dell’altra parte. Insomma, il fascismo non è solo male e l’antifascismo non è solo bene, giusto?

La seconda è che se l’antifascismo, durante la guerra, fu un movimento dominato dai comunisti (ma davvero è così? O fa comodo pensarlo?), dichiararsi antifascista ribadirebbe una sorta di subalternità verso quell’area politica (giammai!). Tanto è vero – mi sembra di sentirti dire – che l’antifascismo nei decenni successivi si trasformò ben presto in una sorta di patentino di rispettabilità costituzionale rilasciato a discrezione dall’odiato Partito Comunista Italiano appropriandosi di fatto del 25 aprile. Dirsi antifascisti significava e significa, dunque, darla vinta a coloro che secondo te non sono i vincitori, al contrario, sono da ascriversi fra i perdenti, insieme a fascisti e nazisti. Una sorta di “muoia Sansone e tutti i filistei!”

Per queste due ragioni è nato e si alimentato nei decenni un odio anticomunista storicamente discutibile. Perché discutibile? Perché infondato come dichiarò una volta per tutte, guarda un po’, Gianfranco Fini.

«I resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata. È doveroso dire che, se non è in discussione la buonafede, non si può equiparare chi stava da una parte e combatteva per una causa giusta di uguaglianza e libertà e chi, fatta salva la buonafede, stava dalla parte sbagliata».

Gianfranco Fini, da «Il Corriere della Sera», 13 settembre 2008

E fu questo il grande tradimento dell’allora fondatore di Alleanza Nazionale: bramare la piena rispettabilità costituzionale riconoscendo la vittoria ai presunti nemici (ma storicamente perdenti, diresti tu), calpestando la memoria dei propri morti. Sebbene lo stesso Fini sull’antifascismo non fosse molto distante:

«Chi è democratico cioè si riconosce nei valori della libertà, dell’uguaglianza e della giustizia sociale è antifascista, ma non tutti gli antifascisti in Italia erano democratici».

Gianfranco Fini, da «Il Corriere della Sera», 13 settembre 2008

E ci risiamo, le parole girano come biglie da decenni ma dicono sempre le stesse cose in fondo.

A questo punto, se oggi non vuoi dirti antifascista, se non vuoi togliere la fiamma dal simbolo di FdI, lo fai perché non credi che il conto lo debba pagare solo una parte (da cui per altro senti di esserti distanziata). Non tolleri che un altro “totalitarismo” se la scampi e anzi, sia considerato padre fondatore della storia repubblicana (a cui invece ritieni abbia collaborato anche il post-fascismo impedendo quanto e quando possibile che l’Italia si trasformasse in una dittatura opposta). Lo hanno detto anche tanti esponenti del tuo partito: perché dirsi antifascisti se non siete capaci di dirvi anticomunisti?

A questo punto, però, un primo passo sarebbe quello di mettersi d’accordo su una cosa semplice semplice: la nostra Costituzione è o non è antifascista? (E’ o non è anticomunista?) Perché è da lì che si deve partire. Dalla carta che ci unisce. Da cui il ruolo del comunismo italiano e quello del post-fascismo nella Repubblica.

So che detta così ti fa storcere il naso. E’ detta male, forse troppo schietta, è più complicato di così. E tu dirai: ma è per questo che bisogna cambiare l’interpretazione, non tanto il testo della Costituzione. Per questo bisogna mandare via i soliti giuristi di sinistra, liberali o moderati e accogliere giuristi aggiornati, che hanno fatto con voi la traversata nel deserto e che possono quindi costruire una nuova narrazione. Per questo via i giornalisti ideologicamente “antifascisti” e dentro giornalisti più aperti, raffinati nell’analisi, e disponibili a prendere in considerazione un modo più articolato ed equilibrato di vedere le cose, dove per equilibrio s’intende ancora una volta far capire che il comunismo e il fascismo, Sansone e i filistei, sono equamente esecrabili. Al limite la Costituzione va bene così com’è. Il punto è che va aggiornato ciò che la rende patrimonio comune e questo patrimonio comune non può passare dall’antifascismo a meno che non si passi dall’anticomunismo.

«La Costituzione è piena di solidi pilastri antifascisti, ma allo stesso tempo non si volle fare una Costituzione miope, che guardasse solo alle cose del momento. La nostra Costituzione è talmente antifascista e liberale che non ha paura del passato, pone principi contro ogni totalitarismo e, anzi, permette a chiunque di esprimere la propria opinione, anche la più antidemocratica. Tutto ciò è l’antitesi di ciò che è stato il fascismo».

Alfonso Celotto, professore di diritto costituzionale all’Università Roma Tre

Come vedi, però, ci sono una serie di problemi. Alcuni verranno mestamente affrontati dal tempo. Le generazioni si susseguiranno, l’intransigenza si affievolirà, le posizioni più estreme si smusseranno, nuove prospettive vedranno la luce e in quelle, le solite vecchie ideologie cercheranno di introdursi come sempre. Ma altri possono essere risolti già oggi. Una volta per tutte: comunismo e fascismo sono dunque equiparabili nella storia italiana? Ecco, io credo di no. Per quanto lo possano essere nella pratica storica di altri paesi, non lo sono in Italia. E non è un dettaglio, perché è dell’Italia e della sua storia che stiamo parlando, non di quella sovietica o del Terzo Reich. E tu mi dirai, vai a rileggerti la risoluzione del Parlamento europeo del 2019 dove si equipara nazismo e comunismo. Ecco, appunto, ci sono andato e l’ho letta attentamente. Quella risoluzione in realtà è molto chiara e più prudente di quanto vuoi far credere, tanto che è stata votata da tutti i principali partiti. La risoluzione infatti

sottolinea che la Seconda guerra mondiale, il conflitto più devastante della storia d’Europa, è iniziata come conseguenza immediata del famigerato trattato di non aggressione nazi-sovietico del 23 agosto 1939, noto anche come patto Molotov-Ribbentrop.

Risoluzione del Parlamento europeo del 19 settembre 2019 sull’importanza della memoria europea per il futuro dell’Europa

Proprio per questo

condanna con la massima fermezza gli atti di aggressione, i crimini contro l’umanità e le massicce violazioni dei diritti umani perpetrate dal regime nazista, da quello comunista e da altri regimi totalitari

e

condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione.

La risoluzione stessa, insomma, è molto attenta e storicamente centrata. Non equipara tout-court il comunismo al fascismo, ma lo stalinismo al nazismo. E se proprio vogliamo dirla tutta, quando invece si tratta di arrivare ai nostri giorni, guarda un po’ cosa fa?

Condanna il revisionismo storico e la glorificazione dei collaboratori nazisti in alcuni Stati membri dell’UE; è profondamente preoccupato per la crescente accettazione di
ideologie radicali e per il ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza nell’Unione europea ed è turbato dalle notizie di collusione di leader politici, partiti politici e forze dell’ordine con movimenti radicali, razzisti e xenofobi di varia denominazione politica in alcuni Stati membri; invita gli Stati membri a condannare con la massima fermezza tali accadimenti, in quanto compromettono i valori di pace, libertà e democrazia dell’UE;

Insomma la stessa risoluzione è precisa ed evita di fare di tutta l’erba un fascio… lo dico così, tanto per dire, mi hai capito.

Su qualcosa possiamo però essere d’accordo: non tutto il male sta da un parte e non tutto il bene sta dall’altra. Ma il male arrecato all’Italia dal fascismo è infinitamente maggiore rispetto al male inflitto dal comunismo al nostro paese. E il contributo apportato dal fascismo o post fascismo è significativamente inferiore a quello apportato dal comunismo italiano. Non c’è dunque equiparazione possibile. Ma c’è, questo sì, un futuro possibile. A patto di volersi riconciliare sulla base della storia reale (un po’ troppo comodo essere internazionalisti quando si tratta di metterla nel chiccerone ad altri e ben poco sovranisti quando si tratta di assumersi responsabilità dirette, è un po’ come cacciare la palla in tribuna, no?).

Capisco le difficoltà di farlo e capisco che da ogni parte sarà necessario fare un passo, non solo da una parte. I morti sono morti e vanno rispettati, tutti. Gli errori e gli orrori sono stati fatti da tutti e prima o poi andranno perdonati.

Detta come va detta, tuttavia: invece di voler riscrivere la storia (ci penserà da sola, non ti preoccupare, e comunque vada impiegherà dei secoli per farlo), o la Costituzione, perché non scrivere il futuro e dirsi pure anticomunisti se ci tieni, ma soprattutto antifascisti come suggerisce la Costituzione repubblicana? Su cui, cara Giorgia, ti ricordo, tu stessa hai giurato in più di un’occasione.

Saluti socialisti
Luca