Caro Luigi

so che sei indaffarato. Tutto sto andare al mare e poi mangiare con la fidanzata. Son cose. Poi c’è anche un governo da trovare. E anche questa non è poca roba. Ho solo una domanda da farti. Non ti rubo tempo: ma visti i tempi, non sarebbe meglio far votare la tua base, da subito, per capire se in linea di massima è digeribile un governo col PD? Perché sai, se nemmeno l’idea piace, perché aspettare tutta sta manfrina per poi azzoppare quel che rimane della democrazia parlamentare con un voto su Rousseau? Ah… era questo che volevi? Scusa, non avevo capito.

a presto
Luca

Cher Manu

Lo so, non ti piace quando ti danno del tu, sei il presidente della Repubblica e ti si deve rispetto. Però ecco, mettiamola così: ti scrivo da amico. E volevo avvisarti di una cosa importante.

Caro Manu, uno spettro si aggira per l’Europa e non è quello del comunismo. Ma è un consulente in carne e ossa. Non abbiamo ancora capito bene chi sia, ma le tue recenti scelte o quanto meno quelle del tuo governo ci hanno fatto capire chiaramente che si è trasferito da voi. Dopo il Regno Unito e l’Italia avevamo perduto le tracce del nostro uomo, ma adesso è chiaro: si aggira nei corridoi dell’Eliseo.

Come facciamo a saperlo?

Ma davvero state pensando di organizzare un referendum lo stesso giorno delle Europee il prossimo 26 maggio per rispondere ai gilet gialli? Se sì. Se davvero è così, caro Manu, stai all’occhio, ma tanto all’occhio e lasciati dire una cosa. Quell’uomo è pericoloso. Lo sappiamo che è molto convincente. Ma è altrettanto pericoloso.

Quell’uomo, tanto fico quanto costoso (immagino), che ti sta consigliando di fare quel referendum è lo stesso che consigliò David Cameron di fare il referendum sulla Brexit; e che consigliò a Matteo Renzi di puntare tutto sul referendum costituzionale. Ormai ne abbiamo le prove. E sai come è andata, vero? Io non so se sia una sorta di malattia di voi altri giovani rampanti 40enni che dovevate cambiare l’Europa, ma questo scommettere tutto, la vita e la morte, su un referendum non funziona, non porta per nulla bene. E quell’uomo lo sa, ma riuscirebbe a convincere Salvini che Angela Merkel in realtà è sua madre.

Quindi: ti lascio la mia email, rivelaci il suo nome. Al resto ci pensiamo noi. Impossibile che statisti come voi non capiscano il pericolo. Che non lo avvertano. Quello lì deve avere dei super poteri. Sicuro. Come è possibile cadere in una trappola così per la terza volta?

Cordiali saluti
Luca

Caro Dibba

ti chiamerò per semplicità “Piano B”. O se preferisci “Giggino, stai sereno”. E tu chiederai perché. Beh, perché va tutto così in fretta negli ultimi anni che basta assentarsi per qualche mese e andare al di là dell’oceano per un annetto scarso che un governo cade e ti tocca tornare.

Certo, non volevi. Certamente lo fai perché costretto dalle circostanze. Come sei costretto di tanto in tanto a farti una skypata per ricordare a tutti che esisti. Ma tornerai molto prima di quanto tu possa immaginare. Oppure lo immagini già.

Pensa che bello. Arrivi come salvatore del movimento che torna alle origini. Già vedo i titoli. Che punta al 40 per cento. Poi anche tu il reddito di cittadinanza lo dimezzerai, la metà degli euro a un quarto delle persone, e fra questo e quello di dignità non ci sarà davvero più nessuna differenza. I migranti li farai arrivare lottando in Europa perché vengano ridistribuiti, e non ci sarà più nessuna grande differenza con il governo podiota. Ecc.. ecc..

Quandi caro “Piano B” preparati. L’accellerazione è tanta. Davvero impressionante. Da Berlusconi in poi tutto va così veloce che ti alzi al mattino che sei primo ministro e vai a dormire che ti sei già dimesso. Va tutto così veloce. In un lampo. Però posso dirti una cosa che ti farà forse piacere, almeno tu non ti chiami Matteo. Perché sai, caro “Piano B”, non è un nome che porta tanta fortuna.

Cordiali saluti
Luca

Ecce Bombo

Caro Matteo,

Ormai ho scordato le volte in cui ti sei dimesso. E’ un bene?

Eppure sei ancora lì. E vabbé. Avrai le tue buone ragioni. Ma ogni tanto rifletti: sono le stesse del Paese?

Ti scrivo allora brevemente le mie conclusioni dopo l’ennesima batosta.

Il PD è il partito dei pensionati (27,6%).

Nulla in contrario, in principio. Salvo che poi bisognerà anche farsi due domande. Anche perché guarda qui un altro dato: il PD è il partito meno votato fra i disoccupati (10,3%). Non basta? Il PD è il terzo partito, staccato da oltre 15 punti percentuali dai 5Stelle in tutte le fasce di età, salvo fra gli oltre 65enni dove è primo col 27,3% ma lì, il M5stelle è a un passo col 27,1%.

Devo aggiungere?

Fra i dipendenti pubblici e quelli privati il M5S si porta via un bel bottino: il 41,6% dei voti dei dipendenti pubblici e il 34% dei dipendenti privati.

Non c’è livello di educazione che veda il PD primeggiare. Nemmeno i laureati o il buon senso della licenza elementare vi perdona.

Tu dici? Ma almeno i ceti benestanti, la borghesia? No. I ricchi, gli autonomi, gli artigiani, commercianti vi hanno mandato a quel paese. Sonoramente. Meglio del PD fanno tutti, Lega e FI compresi.

Ora una sola domanda, Matteo: là dove c’era il 40% ora c’è?

PS: Scordavo: qui trovi altre cifre interessanti

Caro Matteo

Ho appena finito di ascoltare il suo tuo discorso all’assemblea nazionale del PD. Tralascio tutto. Tralascio il congresso, i neon, i fiori e la primavera, tralascio persino Giacchetti che insulta Speranza, il mattarellum, lo straperdere al sud e nel web, l’autocritica, la profondità vera o presunta dell’analisi, il nulla detto in difesa delle politiche economiche intraprese in questi due anni. Facciamo che mi concentro su un unico punto. Che basta quello.

Il mio errore principale è stata non tanto la personalizzazione, ma la politicizzazione del referendum, non l’ho vista arrivare.

Ecco, caro Matteo. Non aver visto, o dire ora di non aver visto lo scontro politico che si stava consumando intorno al 4 dicembre è la roba più drammaticamente sconcia che mi sia mai toccato sentire negli ultimi anni. No, perché te lo dico col sorriso sulle labbra come ami ripetere tu: se non l’hai visto davvero e con te non l’hanno visto i tuoi compagni di strada allora c’è un problema. Ma un problema grave. Tipo che di politica non ci capisci una mazza. Oh, ben inteso, col sorriso sulle labbra. E senza rancore. Ma la cosa, bada bene, non è soltanto grave. E’ di un’enormità imbarazzante. Altro che autocritica. Qui siamo ai fondamentali, è come pretendere di laurearsi in politica senza aver fatto elementari, medie e superiori. Non so se hai presente.

Saluti
Luca